X-Men – Giorni di un futuro passato. Il blockbuster perfetto?

Sia lode all’ambizione della 20th Century Fox e di Brian Singer: questo X-Men – Giorni di un futuro passato è, per diversi aspetti, il blockbuster perfetto, raro esempio di pellicola hollywoodiana in cui gli sbalorditivi effetti speciali non deflagrano sul grande schermo per il puro piacere della visione ma sono, tutti, funzionali allo svolgimento di una sceneggiatura tanto complessa quanto perfettamente godibile.

Lo scrittore Simon Kinberg prende spunto da uno degli albi storici degli X-Men, il Days of Future Past di Chris Claremont e John Byrne, cambiandone protagonisti e contenuti senza tuttavia stravolgerne l’essenza narrativa: in un universo in cui umani e mutanti sono soggiogati dal potere delle Sentinelle, uno stremato manipolo di X-Men invia Wolverine nel passato per impedire l’omicidio che scatenerà la fine del predominio dell’uomo sulla terra. Tornato indietro negli anni Settanta, Logan, l’iconico personaggio interpretato da Hugh Jackman, dovrà sanare la frattura che ha diviso i giovani Xavier e Magneto, prima che la letale Mistique raggiunga, animata dalla brama di vendetta, lo scienziato che risponde al nome di Bolivar Trask.

La quarta pellicola dedicata ai mutanti di Stan Lee (dopo i due film girati dallo stesso Singer nel 2000 e nel 2003, il terzo capitolo affidato a Brett Ratner nel 2006 e il “prequel” del 2011 di Matthew Vaughn) è la migliore dell’intera epopea: evita di insistere sull’ormai sfruttata metafora del super-umano perseguitato a causa della propria diversità per ragionare, invece, sul potere della volontà che motiva le scelte dei singoli e muta il corso degli eventi e della storia; a guadagnarne è, di conseguenza, lo spessore drammaturgico degli iconici personaggi  di casa Marvel, per la gioia di vecchi e nuovi fan.

Pazienza, allora, se la presenza sullo schermo di Tempesta, Colosso, Blink, Alfiere e soprattutto Rogue è ridotta all’essenziale, se a farla da padroni sulla scena rimangono attori della caratura di Michael Fassbender, Jennifer Lawrence e James McAvoy, tutti capaci di restituire con grande efficacia le umanissime emozioni dei sovra-umani eroi che sono chiamati a impersonare.

Al servizio della fluida ed efficace regia di Brian Singer rimane anche il tempo di regalare alla new entry Quicksilver (Evan Peters) un’ingegnosa e divertentissima scena “al rallentatore” in attesa che la ghiotta anticipazione “nascosta” al termine dei titoli di coda regali al pubblico il prossimo Cinecomic sbanca botteghini.

Marco Moraschinelli

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