American Nightmares. Tutto quello che avreste voluto sapere sul New Horror

È in libreria, per Profondo Rosso Edizioni, il libro che non può mancare sul comodino di ogni amante del genere fanta/horror, American Nightmares. Conversazioni con i maestri del New Horror americano. Ben 33 interviste agli autori che di quel particolare genere hanno fatto la storia: si parte da Matheson, Corman e Lewis per arrivare ai Chiodo Brothers (bella chicca) e Mick Garris. In mezzo, gli insostituibili Romero, Carpenter, Dante, Cronenberg, Hooper, Friedkin… Abbiamo incontrato Paolo Zelati, autore del volume, per una chiacchierata a tutto tondo su quest’importante pubblicazione.

American Nightmares è un libro colmo di aneddoti, di visioni, di letture. Quanti anni di lavoro ci sono dietro?

Mi viene quasi da risponderti che c’è tutta una vita fatta di passione e di visioni. Però poi, la ricerca vera e propria, ovvero l’essere riuscito a raggiungere ed intervistare di persona tutti quanti, mi ha preso dieci anni, dal 2003 fino al 2013.

Nella lista dei registi intervistati i grandi assenti sono Wes Craven e Sam Raimi. E spieghi anche le motivazioni nell’introduzione. Perché non ti sei semplicemente inventato che il loro lavoro esulava dalla linea politico-estetica che volevi dare al tuo libro?

Perché non è vero! Poi, solo per fare un esempio, è lo stesso Wes Craven (che nell’ambiente viene chiamato “il professore”, visto il suo colto background) ad aver rilasciato decine di interviste ricche di analisi socio-politiche. Per questo è ancora più bizzarro pensare che proprio lui manchi. Con Raimi, invece, avrei fatto un discorso stilistico e legato allo splatter, che poi ci avrebbe sicuramente portati a parlare di mercato, business e marketing. Magari la prossima volta.

La nostra era solo una provocazione per dire che, spesso, la critica si arrampica sugli specchi per giustificare cose semplicissime. Il tuo lavoro, invece, mi sembra tutto il contrario: diretto, sincero…

Ti ringrazio. Io amo molto la critica di stampa anglosassone e, per dirla tutta, amo quasi unicamente i libri di cinema in cui è il regista o l’attore, adeguatamente stimolato dall’intervistatore, a parlare del proprio cinema. Prendo ad esempio il “Truffaut/Hitchcock”, giusto per farti capire di cosa parlo. E, quindi, impostando una ricerca in questo modo, la verità e l’onestà di riportare pareri, errori e bisticci (oltre agli aneddoti edificanti ed in linea con il mio pensiero) diventa fondamentale. Un libro come il mio, corretto ed edulcorato, non avrebbe proprio funzionato come insieme organico.

In certo modo, American Nightmares traccia una storia parallela degli ultimi quarant’anni e passa degli Stati Uniti d’America. Puoi parlarci di questo?

Be’, più che una storia parallela, direi che il cinema fantastico degli autori che ho intervistato è servito come specchio in cui si è riflessa (più o meno esplicitamente) la storia americana degli ultimi quarant’anni così come la conosciamo. E, nel farlo, il cinema fanta/horror ne ha spesso sottolineato ansie, paure, desideri ed errori di intere generazioni.

Quali sono state le difficoltà che hai dovuto affrontare? Non penso che solo Craven e Raimi siano allergici alle interviste…

La difficoltà è stata solo logistica. Nel senso che mi ci è voluto parecchio tempo prima di riuscire ad avere gli appuntamenti che volevo io (e non parlo certo di cinque minuti di domande e risposte), con gente sparsa fra tutti gli Stati Uniti e l’Europa. Ho dedicato almeno cinque o sei vacanze a questo scopo. E alla fine ci sono riuscito.

Calcolando che si inizia con Matheson e Corman e si arriva a Ethan Wiley e Mick Garris, si può dire che il New Horror è finito male?

Non direi. Non si tratta di una valutazione di qualità, piuttosto in questo bisognerebbe cogliere il cambiamento dei tempi, del cinema, dell’Industria cinematografica e della società tout court.

Tra gli intervistati, chi è stato il più gentile e chi il più scostante?

Sembrerà una risposta melliflua e scontata, ma ti assicuro che tutte le persone che ho intervistato sono state splendide. Non riuscirei veramente a fare una graduatoria. Ma colgo l’occasione di ringraziare particolarmente John Landis: lui sa perché.

Dopo American Nightmares a cosa hai iniziato a lavorare?

Sto iniziando un lavoro piuttosto impegnativo, che ha a che fare con un’altra delle mie passioni: i manifesti cinematografici originali. Sto lavorando su dieci volumi (corrispondenti ad altrettante sotto-categorie) tramite i quali racconterò la storia del cinema di Exploitation attraverso le immagini dei manifesti italiani.

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