Gabrielle – Un amore fuori dal coro. Storia di un amore offuscato

Secondo lungometraggio della regista canadese Louise Archambault, Gabrielle – Un amore fuori dal coro, premio del pubblico UBS al Festival del film di Locarno, è la classica storia di un amore conteso e inviso alle famiglie di entrambe le parti. Una sorta di classico Romeo e Giulietta, insomma, ma con finale decisamente più lieto.

A rendere, tuttavia, originale il racconto filmico, in uscita nelle sale da domani, giovedì 12 giugno, sono le scelte stilistiche adottate dalla regista. Prima fra tutte quella dell’attrice non-professionista Gabrielle Marion-Rivard impiegata nel ruolo di protagonista. La ragazza, affetta realmente dalla sindrome di Williams – che crea, nelle persone colpite, una predisposizione alla musica – è stata notata dalla Archambault durante la frequentazione per circa un anno di Les Muses, un centro di arti dello spettacolo riservato a portatori di handicap. Da qui, il coinvolgimento di altre persone della struttura che hanno contribuito a dare alla pellicola un volto più “corale”: non più quindi una storia solo sugli invisibili, ma con gli invisibili.

Infine, la scelta di uno stile documentaristico impiegato per conservare l’aspetto realistico ed autentico, ispiratore del racconto. L’idea di partenza, infatti, nasce dalla visione di un reportage della trasmissione Enjeux particulière, trasmesso da Radio Canada nel 2004, sulle persone affette da ritardo mentale e ospitate in una casa famiglia. Dopo Familia, suo film d’esordio, Louise Archambault torna così a visitare i temi a lei congeniali con una vicenda ciclica, aperta e chiusa dall’immagine purificatrice e primordiale dell’acqua perché l’amore tra Gabrielle e Martin è davvero qualcosa di vitale e particolare, ma offuscato, come sanno rendere magnificamente i colori poco nitidi, scelti per la fotografia.

Alessandra Alfonsi

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