Addio a Giorgio Faletti: il suo Prof per Brizzi non era poi così “carogna”

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

A riascoltarle oggi, le battute che scandiva pensoso al suo alunno con pene d’amore, nel sottofinale di “Notte prima degli esami”, fanno un certo effetto. Quasi profetico. «Purtroppo prima o poi succede a tutti. Vedi Molinari… Luca, l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa. L’importante è quello che provi mentre corri. Per tornare a noi, studia Leopardi: se all’esame sei in difficoltà, te lo chiedo». Fu scelta perfetta pigliare Giorgio Faletti, purtroppo ucciso da un tumore a soli 63 anni, per fargli fare un prof liceale di lettere, il mitico e “carogna” Antonio Martinelli. Il piccolo film d’esordio di Fausto Brizzi incassò a sorpresa oltre 12 milioni di euro, nel 2006. L’attore-scrittore ci prese gusto. Non che fosse un neofita, aveva girato già tre film, a partire dal poco onorevole “Grunt! – La clava è uguale per tutti” di Andy Luotto, 1983; e avrebbe recitato in altri quattro, dopo “Notte prima degli esami”, incluso “Baarìa” di Giuseppe Tornatore.
Proprio Brizzi ha speso parole affettuose per ricordare l’amico. «È stato un onore fare un pezzetto di strada insieme a Giorgio. Credo che il proverbio “sono sempre i migliori che se ne vanno” sia stato scritto per lui». E ancora: «Giorgio cucinava meglio di me, scriveva meglio di me, guidava meglio di me, cantava meglio di me, recitava meglio di me. Ma non me l’ha mai fatto pesare. Stavamo anche progettando il suo esordio alla regia. Anche lì, temo, mi avrebbe surclassato». S’erano sentiti al telefono, per l’ultima volta, un paio di settimane fa: «La sua ironia batteva la malattia dieci a zero».
Faletti si nutriva di film, ma con aria divertita, senza smanie cinefile. Da sceneggiatore aveva contribuito a scrivere film pure non memorabili, come “Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi” di Mariano Laurenti, 1982. Più di recente confessava di scegliere nomi e cognomi dei personaggi di carta rubandoli dai titoli di coda dei film americani. Per esempio Russell Wade, il protagonista del romanzo “Io sono Dio”, metteva insieme l’attore Russell Crowe con il bandito Ben Wade di “Quel treno per Yuma”. Di sicuro gli piaceva interpretare i cattivi, anche gli odiosi, i crudeli, come nel caso di “Cemento armato”, diretto da Marco Martani, sempre scritto da Brizzi, dove incarna il “Primario”, ex portantino d’ospedale arricchitosi con la speculazione edilizia, un ras che governa su Roma e decide di farla pagar cara a un ragazzo colpevole di avergli rotto, per una bravata, lo specchietto retrovisore dell’auto. «Quando lo trovi, che sappia perché lo fai» raccomandava al killer ingaggiato per uccidere il fessacchiotto interpretato da Nicolas Vaporidis.
«Ho avuto un approccio ansioso e ansiogeno al personaggio. Sarà perché il “Primario” incarna la quintessenza e la poliedricità del Male. Un diamante nero, nella sua ferocia. Di carattere io sono incline alla battuta, allo scherzo, capirete che non è stato facile trasformarmi in un blocco di marmo. Dopo una scena particolarmente efferata, tornando la sera in albergo, ho dovuto infilarmi sotto la doccia per sentirmi finalmente pulito» rivelò al “Secolo XIX”. Di lì a poco, però, sarebbe diventato un onesto sindacalista torinese anti-Br nel bel film tv “Il sorteggio”.
Adesso ci si chiede se il suo best-seller “Io uccido”, 2002, quasi 4 milioni di copie vendute, diventerà finalmente un film. O magari una serie tv in 6 puntate, come auspica il produttore Aurelio De Laurentiis, titolare dei diritti da anni. In molti hanno lavorato al poliziesco di ben 768 scritto da Giorgio Faletti, dal nostro Davide Ferrario all’americano Jon Avnet. E sono girati nomi prestigiosi alla voce cast: Jean Reno, Richard Gere, Anthony Hopkins, Jessica Biel. Sempre inutilmente. Pare che Faletti osservasse disincantato, ormai distaccato, tutto questo lavorio sul corpo del libro, incentrato su un serial killer che uccide brutalmente le sue vittime strappando loro il volto, ma prima di farlo, a mo’ di rito, chiama per telefono Radio Monte Carlo distribuendo indizi con una canzone.

Michele Anselmi

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