Anno 2013: rinascimento del cinema italiano?

Che il 2013 sia l’anno della rinascita del cinema italiano? I dati di un settore chiave dell’economia italiana, che produce una ricchezza annuale pari a 4,4 miliardi di euro, e i successi di recente raggiunti dalle pellicole italiane nei principali festival sono indicatori inequivocabili di un cambiamento, di un’evoluzione, di una nuova primavera, o di un ritorno, lento e graduale, all’epoca d’oro del cinema italiano?

Secondo la sesta edizione del Rapporto – Il mercato e l’Industria del Cinema in Italia, edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, per la prima volta, in collaborazione con il MiBACT, dove è stato di recente presentato alla presenza di numerosi professionisti del settore, come Marco Müller, Andrea Occhipinti e Gianni Letta, il 2013 è stato un anno eccezionale per il cinema italiano sotto il profilo economico ed artistico, che ha raggiunto il suo apice con il Premio Oscar a La grande  bellezza di Paolo Sorrentino, il leone d’oro a Sacro Gra e il Marc’Aurelio a Tir.

“Un esercizio”, quello del 2013, chiuso con un bilancio positivo: le voci che attestano questo risultato sono principalmente legate ai comparti della produzione e della distribuzione. Nel 2013 Sole a catinelle di Checco Zalone ha registrato il record di incassi e di presenze con 8 milioni di spettatori nei primi tre mesi e un incasso totale di 51,83 milioni di euro, la quota di incassi è ritornata al 30% del totale, aumentata di cinque punti di percentuale rispetto al 2012. I film italiani hanno raggiunto il 30,45 dei ricavi al botteghino registrando il 31,02% delle presenze in sala. Il mercato italiano mantiene la sua posizione tra i “big five” europei allineandosi sui dati di quello tedesco, e, rispetto a quello francese, spagnolo e inglese, non mostra segnali di depressione. Anche la distribuzione è in crescita con un aumento dei titoli, raggiungendo nel circuito Cinetel un +13,7%, rappresento dalle 979 pellicole distribuite rispetto alle 833 del 2012. In aumento anche il numero delle opere prime uscite.

Sempre in affanno, invece, l’esercizio, vero e proprio, della filiera cinematografica con la scomparsa dei monosala scese da 713 a 530 e una perdita di 516 schermi. Disagio, tuttavia, in parte compensato dalla nascita e creazione di nuove reti tematiche e da una nuova morfologia della stessa sala con l’aumento di quelle che hanno una capienza compresa tra 100 e 299 posti.

Un dato interessante poi, che il Rapporto sviscera, è la presenza di una “questione settentrionale”: permane il gap territoriale tra Nord e Sud, ma questa volta con un’inversione di tendenza. E’ il Nord a far registrare maggiori segnali negativi, come, ad esempio, una più alta percentuale di perdita di piccoli esercizi e una più bassa percentuale di spesa nel consumo di cinema. E se nel mercato si presentano nuove tipologie di fonti di finanziamento, quella pubblica del Fus continua ad arrancare calando a 91 milioni di euro.

Illustrate anche nuove proposte ed iniziative per considerare sempre di più l’industria cinematografica come parte integrante del Sistema Italia, come la joint venture per il Cinema, creata da Fondazione Ente dello Spettacolo e MiBACT e già resa operativa con la pubblicazione del Rapporto, l’individuazione di un nuovo pubblico cinematografico, da rintracciare nella fascia d’età compresa tra gli 11-15 anni, una maggiore formazione professionale richiesta agli operatori del settore, la diffusione e la promozione di una cultura cinematografica nelle scuole, finora praticata solo da pochi “illuminati” insegnanti, diversi criteri di selezione nella produzione di opere prime e nuove logiche distribuitive, finalizzate alla naturale ottimizzazione.

Il Gran Premio della Giuria a Le Meraviglie, l’uscita in sala di pellicole di alta qualità autoriale, come Le belle cose, e la recente inaugurazione del Cinecittà World allora possono far sperare le 6.204 aziende del settore e farci sperare in un’altra annata DOC?

Alessandra Alfonsi

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