Il Cristo di Pasolini a Matera: i cinquant’anni di un capolavoro

«Caro Alfredo, voglio fare una pura opera di poesia». Questo è l’incipit di una lettera che Pasolini inviò al produttore Bini, sempre disponibile a “rischiare la sua reputazione”, per comunicargli l’intenzione di realizzare un nuovo film con un diverso stile: non più di prosa, ma di poesia. Nel 1963 per l’episodio La ricotta, tratto dal collettivo Ro.Go.Pa.G., il regista ateo fu accusato di vilipendio alla “religione di stato”, nel 1964 realizza il capolavoro Il Vangelo secondo Matteo, Premio speciale della giuria alla XXV Mostra di Venezia: tuttora apprezzato, soprattutto, dalla Chiesa Cattolica e da Matera per l’immagine della città che contribuì a far conoscere in tutto il mondo.

Tradotto in più cinquanta lingue, il suo Cristo rivoluzionario e umano, accompagnato dalle musiche “pagane” di Luis Bacalov e affidato al volto di una “bellezza morale” dello spagnolo Enrique Irazoqui, a cinquant’anni di distanza e in occasione dell’anniversario viene ricordato dalla Mostra Pasolini a Matera, in programma dal 21 luglio al 9 novembre presso il Museo nazionale d’arte medioevale e moderna di Palazzo Lanfranchi di Matera, patrocinata dal MiBACT e dalla Conferenza Episcopale.

Divisa in sei sezioni e allestita come una scenografia teatrale, la mostra ripercorre la genesi del film e il rapporto tra il regista e la città di Matera, che negli anni della “vergogna nazionale” si trasformò nella vera e pura Gerusalemme, diventata, in breve tempo e dopo l’uscita della pellicola, Patrimonio dell’Umanità.

Quella reale, dove Pasolini aveva comunque realizzato alcuni sopralluoghi, non aveva convinto l’intellettuale, che, spinto anche dalla conoscenza approfondita di Carlo Levi sulla città, decise di ambientarlo tra i bianchi sassi. Matera, che per ben tre volte sullo schermo ha rappresentato Gerusalemme, nell’opera pasoliniana incarna l’umanità tutta: non solo una semplice location, ma un luogo straordinario che il regista fa recitare, come molte delle comparse lucane scelte e poste accanto ai suoi familiari e amici-intellettuali, tra cui la madre Susanna nel ruolo della Madonna.

Aperta dalle immagini di Fabio Mauri che, in una performance del 1975, aveva proiettato sul corpo del poeta l’intera pellicola, Pasolini a Matera ripercorre il cinema del corsaro dal 1960 al 1964, il viaggio ad Assisi e in Palestina, la scelta della Basilicata e di Matera, il Vangelo visto dalla critica con il riconoscimento dell’OCIC da parte della Chiesa Cattolica, l’evoluzione sociale ed economica della città ed, infine, l’esposizione delle sculture di importanti artisti dei primi anni Sessanta.

Dopo la biografia-topografica, Pasolini Roma, ospitata fino al 20 luglio a Palazzo delle Esposizioni e inserita in un ampio progetto europeo, impegnato a far conoscere le opere di uno dei più importanti intellettuali del Novecento, si inaugura quella di Matera per sostenere il cinema della memoria e la candidatura della città a Capitale europea della cultura nel 2019.

Alessandra Alfonsi

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