Venezia 2014: la Mostra va alla guerra (e riattacca Berlusconi)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

La Mostra di Venezia va alla guerra. E riattacca Berlusconi. Coi film, s’intende. Sarà un po’ schematico, ma è così. L’edizione numero 71, dal 27 agosto al 6 settembre, non sembra aver voglia di mollare la presa. Come sempre al Lido, c’è poco da ridere, due commedie in tutto, una francese in gara di Xavier Beauvois e una del redivivo Peter Bogdanovich fuori; mentre la crisi, anzi la Crisi, che fu il tema sottotraccia del 2013, lascia stavolta spazio a meditazioni storiche sui conflitti armati e sulla politica, che qui da noi significa sempre e solo Berlusconi. Anche adesso.

Scommettiamo che “La Trattativa” di Sabina Guzzanti, messo fuori concorso, e “Belluscone, una storia siciliana” di Franco Maresco, inserito in Orizzonti, faranno il pieno di polemiche giornalistiche e scateneranno il centrodestra? Lo riconosce lo stesso direttore Alberto Barbera: «Non posso e non voglio anticipare nulla. Sono film destinati a suscitare dibattiti vivaci, spero non sterili. Lo so: esprimono un punto di vista radicale. Ma se li ho scelti è perché sono artisticamente riusciti, interessanti. Sabina, ad esempio, firma con “La Trattativa” il suo film più bello e ambizioso». Staremo a vedere. Certo è che i due titoli, dalla faticosa ricerca di finanziamenti alle tribolate riprese, sono di quelli che stuzzicano, perfetti per Venezia: l’uno parla appunto, sia pure attraverso uno stile di impianto teatrale che usa solo documenti giudiziari “recitati” in studio a Cinecittà, della presunta trattativa Stato-Mafia; l’altro, in chiave di docufiction a tratti agra o grottesca, della parabola politica del Cavaliere vista dalla sua roccaforte siciliana.

E la guerra? «Purtroppo è uno spettro che incombe ogni giorno su di noi, in maniera tragica, inaspettata. Non penso solo all’Ucraina o alla striscia di Gaza» scandisce Barbera. Guerra come follia permanente, pratica insensata per risolvere controversie territoriali, ferita difficile da rimarginare. Vale per il massacro degli armeni nel biennio 1915-‘16 raccontato, dentro una narrazione classica alla David Lean, da “The Cut” del turco Fatih Akin; per l’uso micidiale dei droni, non sempre così “chirurgici” nei risultati, evocato da “Good Kill” dell’americano Andrew Niccol; per le purghe anticomuniste nell’Indonesia del 1965 descritte dal documentario “The Look of Silence” dell’americano Joshua Oppenheimer; per il sanguinoso conflitto nel Pacifico, dopo Pearl Harbor, romanzato in “Nobi” del giapponese Shinya Tsukamoto. E si potrebbe continuare.

Quanto al resto del menù, tutte confermate le anticipazioni del “Secolo XIX” di venerdì, riprese da agenzie, quotidiani e siti come Dagospia. Dunque: tre gli italiani in concorso, e cioè “Il giovane favoloso” di Mario Martone, “Anime nere” di Francesco Munzi e “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo. Salta il turno Ermanno Olmi, che rinuncia al Lido sia pure fuori competizione, con “Torneranno i prati”, ambientato nelle trincee innevate della Grande Guerra (si vocifera di un’anteprima il 4 novembre alla presenza del presidente Napolitano). E ancora, come annunciato su queste colonne: Gabriele Salvatores porta fuori concorso il film di montaggio “Italy in a Day – Un giorno da italiani”; l’esordiente Michele Alhaique presenta il suo tosto “Senza nessuna pietà” con Pierfrancesco Favino in Orizzonti. Si sono aggiunti nel frattempo “La vita oscena” di Renato De Maria con Isabella Ferrari in Orizzonti; mentre “Perez.” di Edoardo De Angelis con Luca Zingaretti e il documentario “La zuppa del demonio” di Davide Ferrario completano la squadra dei titoli fuori concorso. Raicinema fa festa contando ben nove titoli, inclusi i tre in gara; Medusa, assente l’anno scorso dal Lido, si consola con uno, appunto “Perez.”.

Naturalmente per Barbera i 55 lungometraggi della sua terza Mostra sono tutti «sorprendenti» se non addirittura «straordinari», dentro «un programma vasto e articolato, che riguarda una rappresentanza di ben 40 Paesi». Insomma, «una selezione che osa, che scommette molto sui giovani senza dimenticare gli autori affermati e si prende qualche rischio». Succede in tutti i festival, ma certo è vero che a Venezia, come a Cannes, Locarno, Berlino o Toronto, «la logica soffocante del profitto non costituisce l’elemento dominante». Ci mancherebbe. Però il marketing conta, eccome. Specie quando, senza torsioni maliziose, c’è da ricordare chi non c’è sul versante hollywoodiano. “L’amore bugiardo – Gone Girl” di David Fincher e “Inherent Vice” di Paul Thomas Anderson debuttano al Festival di New York, “Knight of Cups” di Terrence Malick non si sa, “Magic in the Moonlight” di Woody Allen esce a fine luglio negli Usa, “L’ultima leggenda” di Stephen Frears non sarebbe pronto; soprattutto niente da fare, nonostante il forte pressing operato da Barbera, per “Big Eyes” di Tim Burton, già Leone d’oro alla carriera.

Naturalmente, recitando in due film, uno in gara e uno no, entrambi proiettati il 30 agosto, sarà lo stagionato e un po’ tinto Al Pacino la star più star della Mostra; ma non mancheranno i divi di mediatico richiamo: da Bill Murray a Jennifer Aniston, da James Franco a Catherine Deneuve, da Willem Dafoe a Naomi Watts, e poi Viggo Mortensen, Michael Keaton, Emma Stone, Charlotte Gainsbourg. Si poteva fare di più? Mah. Ricordiamoci che l’intestazione ufficiale recita: Mostra internazionale d’arte cinematografica.

Michele Anselmi

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Concorso

FATIH AKIN – THE CUT
Germania, Francia, Italia, Russia, Canada, Polonia, Turchia, 183′
Tahar Rahim, Akin Gazi, Simon Abkarian, George Georgiou

ROY ANDERSSON – EN DUVA SATT PÅ EN GREN OCH FUNDERADE PÅ TILLVARON (A PIGEON SAT ON A BRANCH REFLECTING ON EXISTENCE)
Svezia, Germania, Norvegia, Francia, 101′
Holger Andersson, Nisse Vestblom

RAMIN BAHRANI – 99 HOMES
Usa, 112′
Andrew Garfield, Michael Shannon, Laura Dern, Noah Lomax

RAKHSHAN BANI E’TEMAD – GHESSEHA (TALES)
Iran, 88′
Golab Adineh, Farhad Aslani, Mohammadreza Forootan, Mehdi Hashemi

XAVIER BEAUVOIS – LA RANÇON DE LA GLOIRE
Francia, Belgio, Svizzera, 114′
Benoît Poelvoorde, Roschdy Zem, Séli Gmach, Chiara Mastroianni, Nadine Labaki

SAVERIO COSTANZO – HUNGRY HEARTS
Italia, 109′
Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell

ALIX DELAPORTE – LE DERNIER COUP DE MARTEAU
Francia, 82′
Romain Paul, Clotilde Hesme, Grégory Gadebois, Candela Peña, Tristán Ulloa

ABEL FERRARA – PASOLINI
Francia, Belgio, Italia, 86′
Willem Dafoe, Riccardo Scamarcio, Ninetto Davoli, Valerio Mastandrea, Maria de Medeiros, Adriana Asti

DAVID GORDON GREEN – MANGLEHORN
Usa, 97′
Al Pacino, Holly Hunter, Harmony Korine, Chris Messina

ALEJANDRO GONZÁLEZ IÑÁRRITU – BIRDMAN (OR THE UNEXPECTED VIRTUE OF IGNORANCE) [FILM D’APERTURA]
Usa, 119′
Michael Keaton, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone, Naomi Watts

BENOÎT JACQUOT – 3 COEURS
Francia, 100′
Benoît Poelvoorde, Charlotte Gainsbourg, Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve

ANDREI KONCHALOVSKY – BELYE NOCHI POCHTALONA ALEKSEYA TRYAPITSYNA (THE POSTMAN’S WHITE NIGHTS)
Russia, 90′
Aleksey Tryapitsyn, Irina Ermolova, Timur Bondarenko

MARIO MARTONE – IL GIOVANE FAVOLOSO
Italia, 137′
Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco, Isabella Ragonese

KAAN MÜJDECI – SIVAS
Turchia, 93′
Dogan Izci, Ezgi Ergin, Hasan Özdemir, Furkan Uyar

FRANCESCO MUNZI – ANIME NERE
Italia, Francia, 103′
Marco Leonardi, Peppino Mazzotta, Fabrizio Ferracane, Anna Ferruzzo, Barbora Bobulova

ANDREW NICCOL – GOOD KILL
Usa, 100′
Ethan Hawke, Bruce Greenwood, January Jones, Zoë Kravitz, Jake Abel

DAVID OELHOFFEN – LOIN DES HOMMES
Francia, 110′
Viggo Mortensen, Reda Kateb

JOSHUA OPPENHEIMER – THE LOOK OF SILENCE
Danimarca, Finlandia, Indonesia, Norvegia, Gran Bretagna, 98′
(documentario)

SHINYA TSUKAMOTO – NOBI (FIRES ON THE PLAIN)
Giappone, 87′
Shinya Tsukamoto, Yusaku Mori, Yuko Nakamura, Tatsuya Nakamura, Lily Franky

XIAOSHUAI WANG – CHUANGRU ZHE (RED AMNESIA)
Cina, 110′
Lü Zhong, Feng Yuanzheng, Amanda Qin, Qin Hao, Shi Liu

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