Chef, parolina indigesta. Ma Jon Favreau cucina una commedia da gustare

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

La parola “chef”, di questi tempi, sembra aprire tutte le porte. Specie in tv, dove cuochi più o meno prestigiosi, pittoreschi soprattutto negli insulti ai poveri allievi disposti a farsi tiranneggiare per far spettacolo da reality, dettano legge. Ma al cinema? Non risulta che il francese “Chef. Riderete di gusto” di Daniel Cohen, del 2012, sia stato un successo, né in patria né in Italia; è possibile che succeda anche per l’americano “Chef. La ricetta perfetta”, che negli Usa ha totalizzato appena 25 milioni di dollari ed esce da noi a fine luglio puntando sulle arene estive, essendo molti cinema già chiusi.
Eppure non è un brutto film, anzi. L’ha scritto, diretto e interpretato Jon Favreau, un attore ciccione e simpatico, anche duttile in chiave drammatica, che s’è costruito un solido nome a Hollywood come regista di blockbuster firmando, tra gli altri, i primi due “Iron Man” e “Cowboys & Aliens”. Un eclettico capace di muoversi tra effetti speciali al computer, disastri planetari e romance sentimentale, anche se “Chef” nasce probabilmente come un “piccolo” film di impronta più personale, fitto di partecipazioni illustri in amicizia nel quale Jon Favreau trasfonde in forma di commedia per famiglie una certa passione per la buona cucina, o per quella che tale ritiene (si vede da come taglia zucchine e cetrioli).

Il tirante è semplice. Marito separato, padre distratto e chef illustre di un lussuoso ristorante di Los Angeles, Carl Casper viene messo ko da un critico gastronomico, tal Ramsey Michael, che scrive per un blog molto letto. Immemore di “Ratatouille”, lo chef perde la testa di fronte alla stroncatura “virale”, anche se, in verità, quella sera avrebbe voluto sperimentare per l’odiato giornalista palatale un menù del tutto nuovo, rivoluzionario. Solo che il padrone del ristorante, il pur comprensivo Riva, non gli ha permesso di sperimentare: «Sai cosa penso? Suona i tuoi successi. Sarebbe come andare a un concerto dei Rolling Stones e Jagger non canta “Satisfaction”».
Avrete capito che cosa succede. Ferito nell’orgoglio, Casper si fa licenziare, nessuno lo chiama più a causa di una scenata al critico finita su Internet, sicché non gli resta che dedicarsi, finalmente, al figlioletto Percy, sveglio e intelligente, con una gran voglia di passare qualche giorno col papà. Dove? A Miami, da lì partì la carriera dello chef e lì torna Casper per una vacanza insieme al figlio e all’ex moglie Inez, una manager cubana tutta curve che forse ancora un po’ lo ama e deve sbrigare degli affari. Ma bagni e cocktail non fanno per lui; meglio rimettersi a cucinare aprendo un chiosco ambulante, un food-truck, con pochi soldi, l’aiuto di Percy e di un ex collaboratore, e una gran voglia di sfornare, con qualche tocco di originalità, i migliori panini cubani di tutta la Florida. Il resto potete immaginarlo. Durante il viaggio da Miami a Los Angeles “El Jefe Cubanos” diventerà un fenomeno nazionale. Nella Terra delle Opportunità tutto si rimette sempre a posto: amore e carriera. Almeno nelle commedie.

Ben scritto e recitato, insipido solo a tratti nonostante il gran uso di peperoncino, yucca, carne rosolata, burro fritto e formaggio fuso, “Chef” si lascia vedere volentieri: soprattutto per la buona alchimia che si crea tra padre e figlio, cioè Jon Favreau e Emjay Anthony. Gli altri, dall’ex moglie vamp Sofia Vergara all’amica-amante Scarlett Johansson, dal riccone sessuomane Robert Downey Jr al fedele vice-cuoco John Leguizamo, fanno da colorito contorno al “road movie” della riscossa lungo quasi due ore, forse troppe. Magari certe ricette a noi italiani risulteranno particolarmente indigeste, ma, come insegna la commedia francese “Barbecue”, in sala a settembre, non sempre una vita salutista porta alla salute dei sensi e dei sentimenti.

Michele Anselmi

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