Terra di transito. Il sogno di un altrove nel documentario di Paolo Martino

Rahell è un ragazzo in fuga dall’Iraq in guerra di Saddam Hussein. Il suo sguardo è acceso e febbrile, i suoi passi sono di lupo magro e solitario. La sua rotta personale, senza visti né passaporto, lo conduce in Europa, precisamente in Italia. Da qui spera di raggiungere la Svezia e ricongiungersi ai suoi familiari. Ma Rahell scopre che a dividerlo dalla sua meta c’è il Regolamento di Dublino, la norma europea che impone ai rifugiati di risiedere nel primo paese d’ingresso nell’Unione. La scansione delle sue impronte digitali determina il suo destino. Da quel momento in poi ogni tentativo di espatrio verso la meta desiderata diviene impossibile. Lontano dai suoi affetti e dal suo progetto di vita, Rahell è costretto a risiedere in Italia, un Paese incapace di accoglierlo e di offrirgli lavoro. Un Paese che per lui è soltanto una Terra di Transito.

Durante la sua odissea Rahell incontra altri ragazzi, in fuga dalla Siria, dall’Afghanistan e dall’Iraq. Ne raccoglie le storie e i volti. Si fa autore di un’indagine, che mostra il paradosso di una legge iniqua, che considera numeri e pratiche, ma non le esigenze e il vissuto delle persone. L’altro paradosso mostrato da Terra di transito è l’immagine di un’Italia travagliata dalla crisi. Un Paese in cui troppo spesso le sirene della demagogia urlano all’invasione di cittadini stranieri, i quali, come Rahell e tanti altri, sognano invece di andare altrove. Loro ideale sono le nazioni in cui maggiore è il sostegno ai rifugiati di guerra ed esistono piani concreti di inserimento sociale.

Paolo Martino ha trent’anni, è reporter e documentarista e vive da molto tempo in Medio Oriente. Del suo film dice: “A lungo ho viaggiato alla scoperta delle rotte che dall’Asia e dal Medio oriente portano in Europa, documentando i passi dei migranti forzati, i rifugiati, nomadi del terzo millennio. Su quelle strade si intrecciano incredibili storie di fuga, sullo sfondo di scenari esotici, paesaggi aridi, colori orientali. Rientrato in Italia ho scoperto che nel nostro Paese, ponte tra continenti, convergono molte di quelle storie: non per arrestare la lunga corsa, ma solo per tirare il fiato e poi portarsi avanti. L’Italia, un tempo meta ambita, è ridotta ormai a una terra di transito, un luogo di attesa, di indesiderata sosta prima del salto al cuore d’Europa. All’appello quotidiano dei propri giovani in fuga, l’Italia deve ormai sommare la lista degli stranieri che, approdati sulle sue coste, proseguono verso Nord, senza voltarsi mai. Terra di Transito quindi non è un film sull’immigrazione, ma un film su una generazione migrante. La mia.”
Prezioso e intenso.

Vincitore dell’edizione 2014 di ‘Contest – Il documentario in sala’ Terra di transito di Paolo Martino è in programma dall’11 al 17 settembre tutti i giorni alle 21.30 al Nuovo Cinema Aquila di Roma.

Francesca Bani

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