L’amore bugiardo: gli orrori del matrimonio secondo David Fincher

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Al Lido di Venezia, fino a pochi giorni fa, c’erano dappertutto manifesti di “L’amore bugiardo”, con Ben Affleck in effigie; peccato che non ci fosse il film, negato dai produttori alla Mostra, preferendo essi spedirlo, in anteprima mondiale, al Festival di New York, dove passa il 26 settembre. Una piccola trafittura per il direttore Alberto Barbera, che avrebbe così rimpolpato la selezione statunitense, ma è anche vero che la 20th Century Fox aveva già in concorso “Birdman”, e quindi…
In ogni caso, “L’amore bugiardo” è uno dei film più attesi di questa seconda metà di stagione. Uscirà nelle sale italiane il 2 ottobre, e intanto il regista David Fincher, quello di “Seven” e “Fight Club”, “Lo strano caso di Benjamin Button” e “The Social Network”, lo sta promuovendo in Europa insieme alla coprotagonista Rosamund Pike. Venerdì 12 erano a Roma, ma il 52enne cineasta del Colorado, pare allergico alle interviste, non ha incontrato tutta la stampa come la sua attrice, ma solo tre o quattro giornalisti, scelti con cura in base alla tiratura dei rispettivi quotidiani. Simpatico eh?
Tratto con qualche variazione dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn edito da Rizzoli, “L’amore bugiardo”, in originale “Gone Girl”, promette suspense e ambiguità, intrecciate nell’arco di ben 145 minuti. «Ha la struttura di un thriller, ma è molto di più. Le due differenti versioni che Nick e Amy danno del proprio matrimonio invitano lo spettatore a interrogarsi, preoccuparsi, prendere posizione. Chi dice il vero e chi il falso? Nick è un assassino? Amy una psicopatica?». Così Fincher in un’intervista a Marco Giovannini per il mensile “Ciak”.
In realtà l’eclettico regista avrebbe dovuto girare un kolossal, “Ventimila leghe sotto i mari”, ma il progetto è saltato; così eccolo alle prese con “L’amore bugiardo”, il suo primo film che parli di sentimenti, legami, vita di coppia, sia pure dentro una cornice inquietante. «In fondo neanche questo parla d’amore, bensì di narcisismo, di come noi ci mostriamo per attrarre qualcuno che ci piace. Il sottotema è il vampirismo dei sentimenti» spiega Fincher.

Chi ha letto il romanzo sa che Amy e Nick si incontrano a una festa in una gelida sera di gennaio. Uno scambio di sguardi, è subito amore. Lui la conquista col sorriso sornione, l’accento morbido del Missouri, il fisico scultoreo. Lei è la ragazza perfetta, bella, spigliata, battuta pronta.
Sembrano felici, pieni di futuro. Un lustro dopo, però, sono una coppia alla deriva. Da Brooklyn, dove facevano i giornalisti, hanno dovuto trasferirsi a North Carthage, Missouri. Lui gestisce un bar di quartiere accanto alla sorella Margo, lei fa la casalinga in quella cittadina di provincia anonima e sperduta. La mattina del loro quinto anniversario, il 5 luglio 2012, Amy scompare. In salotto tracce di sangue e segni di colluttazione. I sospetti cadono sul marito, che si confessa innocente e finisce nel tritacarne mediatico come l’uomo più odiato d’America. Mentre affiora il diario nascosto della donna, dove si leggono frasi del genere: «Mi sento come una zavorra da eliminare» o «L’uomo dei miei sogni è l’uomo che potrebbe uccidermi».
Aspettatevi rovesciamenti e colpi di scena in quantità, anche rispetto alla pagina scritta (l’autrice ha collaborato alla sceneggiatura, accettando di modificare il finale e la struttura). Ma certo l’immagine del film più cliccata su Internet, una fotografia scattata dal regista stesso, suggerisce molto, anche a non prenderla letteralmente: Amy esanime e cerea su un tavolo da autopsia, mentre Nick l’abbraccia amorevolmente come se stesse dormendo sul letto di casa.
Ben Affleck, tornato in auge a Hollywood come attore dopo anni di offuscamento, ha subito accettato la parte cucita addosso a lui, tanto da posporre le riprese del suo nuovo film da regista “Live by Night”. La londinese Rosamund Pike, elegante e glaciale, una bionda quasi hitchcockiana che per l’occasione ha perso e acquistato sette chili, invece è stata preferita a colleghe del calibro di Charlize Theron, Emily Blunt, Natalie Portman e Reese Whiterspoon, quest’ultima pure coproduttrice.
Il film è un thriller insinuante e angoscioso, spiazzante, pieno di flashback, di quelli che fino all’ultimo giocano sul contrasto tra l’autodifesa appassionata di Nick e le confessioni segrete di Amy. «Senza un cadavere e un arma del delitto si può sperare solo in una confessione» azzarda il detective chiamato a indagare sull’intricata scomparsa della donna, tra ex amanti di lei che saltano fuori e sguardi da sociopatico trattenuti a stento da lui. Purtroppo la cronaca nera, anche italiana, è piena di storiacce così.

Michele Anselmi

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