Si vota il 24 per il film da mandare all’Oscar: vincerà Virzì

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Scommettiamo? Sarà “Il capitale umano” di Paolo Virzì il film designato dall’Italia in vista dell’87ª edizione dei premi Oscar, prevista per il 22 febbraio 2015. Avvertenza d’obbligo: designazione non significa candidatura, per sapere se entreremo nella cinquina per il miglior film straniero, cioè non parlato in inglese, bisognerà attendere il 15 gennaio. Ma è possibile che succeda, anche dopo l’Oscar andato a “La grande bellezza”: perché “Il capitale umano” è tratto da un robusto romanzo americano di Stephen Amidon e insieme sfodera forti radici italiane, perché unisce sguardo d’autore e respiro popolare, perché parla della Brianza ma custodisce una dimensione universale.

Il 24 settembre si riunisce presso l’Anica, la Confindustria del cinema, la commissione di esperti chiamata a scegliere il titolo da spedire all’Academy Awards entro il 1° ottobre. I sette film iscrittisi alla corsa sono: “Il capitale umano”, appunto, “Allacciate le cinture” di Ferzan Ozpetek, “Anime nere” di Francesco Munzi, “In grazia di Dio” di Edoardo Winspeare, “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher, “Song’e Napule” dei Manetti Bros, “Sotto una buona stella” di Carlo Verdone. Alcuni sono nomi di bandiera. Solo “Le meraviglie” e “Anime nere”, l’uno premiato da Cannes e l’altro in concorso a Venezia, hanno le qualità per competere, ma forse sarebbe un errore, a parere degli osservatori, non puntare su Virzì. Il quale, già designato nel 2010 per “La prima cosa bella”, alla fine non entrò in cinquina, solo che stavolta il clima nei confronti del cinema italiano sembra cambiato. L’Italia è tornata a vincere premi internazionali, anche Hollywood guarda in maniera diversa ai nostri registi. Non a caso Sorrentino, dopo la prestigiosa statuetta, ha avuto più facile gioco nel girare un film internazionale, “The Youth”, con attori del calibro di Michael Caine, Rachel Weisz, Jane Fonda, Harvey Keitel e Paul Dano.

Chi sono i commissari chiamati a votare tra dieci giorni? I registi Gabriele Salvatores e Gianni Amelio, i giornalisti Maria Pia Fusco e Nick Vivarelli, i produttori Angelo Barbagallo e Tommaso Righi (quest’ultimo francamente sconosciuto ai più), la distributrice Barbara Salabè, la preside del Centro sperimentale Caterina d’Amico, il capo della Direzione cinema Nicola Borrelli. Alcuni di essi fanno il bis, invece sarebbe meglio rinnovare ogni anno il consesso, per moltiplicare il punto di vista e non creare rendite di posizione. Ma siamo in Italia, sicché accontentiamoci: se non altro non si profilano conflitti di interessi e ritocchi tardivi o imbarazzanti.

A norma di regolamento, fa notare il presidente dell’Anica, Riccardo Tozzi, «il film designato potrà concorrere anche nelle altre categorie dell’Academy Awards, a condizione che sia uscito in una sala cinematografica commerciale nell’area di Los Angeles per almeno sette giorni consecutivi tra il 1° gennaio 2014 e la mezzanotte del 31 dicembre 2014». Vedremo se accadrà il miracolo. Pare che Paolo Virzì, alle prese con un nuovo film forse da girare in inglese, faccia il tifo per Alice Rohrwacher e le sue “Meraviglie”. Un po’ per convinzione estetica, un po’ per sincera pigrizia, un po’ perché non si piace in smoking. Ma, se designato, avrà modo di ripensarci e di gareggiare, pur sapendo che un altro Oscar non arriverà.

Michele Anselmi

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