Le strane nomine del ministro Franceschini: alla fine vincono sempre gli amici

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Era il 16 luglio. Presentando in pompa magna la riorganizzazione del ministero ai Beni culturali, subito stoppata dal premier Renzi alla voce sovrintendenti, Dario Franceschini rispose così a una domanda del sottoscritto. «Su Luce-Cinecittà sono d’accordo col “Secolo XIX”. Il consiglio d’amministrazione è scaduto il 14 luglio, ne stiamo discutendo con il ministero dell’Economia. Presto avrete notizie. Di sicuro è bene ridurre i ruoli e le spese».
Le notizie non sono arrivate presto, bensì oltre due mesi dopo, mercoledì 24 settembre, con un comunicato sibillino e frettoloso, diramato al termine del primo cda. In realtà le nomine a Luce-Cinecittà, società cinematografica pubblica finanziata per circa 12 milioni all’anno dal ministero e nata nel 2009 dalla fusione tra Istituto Luce e Cinecittà Holding, risalgono al 19 settembre scorso, dopo qualche intoppo e vari ripensamenti a via del Collegio Romano. Perché aspettare cinque giorni a dire i nomi?
In ogni caso il 54enne ministro ferrarese, pure romanziere per Bompiani e fresco sposo della bella Michela Di Biase, ha deciso di confermare l’inamovibile amministratore delegato Roberto Cicutto, assegnandogli pure il ruolo di presidente, finora ricoperto da Rodrigo Foresio Cipriani, esperto in materie alimentari e già uomo fidato dell’ex ministro Galan. Inoltre ha designato due nuovi consiglieri, nelle persone della documentarista madrilena Maite Carpio in Bulgari (sì, quel Bulgari, il gioielliere Paolo) e del commercialista aquilano Antonio Bertani (un signore di 68 anni con una ventina di consulenze).
Scelte bizzarre, personalmente curate dal ministro ex segretario del Pd. Qualcuno, sorridendo, le definisce “alla Renzi”, per dire appunto estrose, un po’ campate per aria. Ci si augura, almeno, che il promesso e sbandierato taglio degli stipendi sia una cosa seria. L’ad fino al 14 luglio pigliava 160 mila euro all’anno, il presidente 150 mila; in base alla spending review il riconfermato Cicutto, che ora assorbe le due cariche, non dovrebbe superare i 120 mila. Ma le consulenze insensate, anche da 130 mila euro all’anno, denunciate dal “Secolo XIX”? E le trasferte faraoniche, per numero di persone e alloggi sontuosi, alla recente Mostra di Venezia?
Vedremo se seguiranno i fatti. Vero è che Franceschini, ieri impegnato a convincere i suoi colleghi europei a riportare al 4% l’Iva sugli e-book, sembra comportarsi più o meno come i suoi predecessori in materia di nomine cinematografiche. Non ascolta, poco si informa, non punta sulle competenze, si nasconde dietro la retorica dei “curricula” cara all’Anac e ai 100Autori per poi premiare gli amici. È un po’ il caso della nuova commissione consultiva chiamata a decidere quali film di “interesse culturale nazionale” da finanziare. A fine luglio sono stati scelti, per due anni, Graziella Bildesheim, Massimo Causo, Giandomenico Celata, Giuseppe Citrigno, Pasqualino Damiani, Massimo Galimberti, Simona Nobile e Boris Sollazzo. Molti si sono chiesti, nell’ambiente del cinema, chi fossero almeno cinque degli otto membri scelti dal ministro sulla base di una discutibile rosa. E ancora: fa benissimo la bella e bionda Maite Carpio in Bulgari a impegnarsi sui temi della nuova povertà con la Comunità di Sant’Egidio. Ma era proprio necessario promuoverla consigliera d’amministrazione di Cinecittà Luce?

Michele Anselmi

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