Çapulcu – Voci da Gezi. Resoconto di una protesta

Istanbul, 2013. Il film-documentario Çapulcu – Voci da Gezi è il racconto di una grande protesta di piazza. Le voci: studenti, avvocati, architetti, giornalisti, videomaker, informatici, insegnanti, attivisti; curdi e turchi; giovani e anziani; ricchi e poveri; nazionalisti e socialisti, integralisti e laici, arrabbiati e allegri; coraggiosi e spaventati. Le immagini: l’occupazione pacifica del Gezi Park, la gioia nell’opporsi a una scelta assurda; la violenza della repressione, lo sbigottimento nell’essere vittime, l’invenzione della protesta silenziosa, la moltitudine di piazza Taksim. Le ragioni: i cambiamenti urbanistici e socioculturali di Istanbul, un’islamizzazione che vieta il consumo di alcolici la sera, la limitazione alle libertà individuali, soprattutto femminili, un potere sempre più sordo, la censura che tenta di nascondere le proteste. La pluralità dei manifestanti: etnie, religioni e sessi diversi, il movimento LGBT che diviene eroico punto di riferimento… tutti si uniscono in un’inaspettata alleanza contro gli abusi del governo.
Le manifestazioni hanno avuto origine dal sit-in di una cinquantina di persone che protestavano contro la costruzione di un centro commerciale al posto del Gezi Park, unico spazio verde nel cuore della megalopoli turca. I dimostranti vengono attaccati dalla polizia e la contestazione ottiene risonanza nazionale allargando il motivo del dissenso dall’ecologia a istanze politiche più generali arrivando alla difesa dei diritti umani e dando vita a manifestazioni in tutto il Paese represse violentemente dal governo. L’indignazione causata da un uso sproporzionato della forza nei riguardi di un movimento essenzialmente pacifico estende la protesta oltre i confini nazionali.
Uso massiccio di spray al peperoncino su persone inermi, lanci di gas lacrimogeno ad altezza d’uomo e l’aggiunta di urticanti all’acqua dei camion muniti di idranti. Numerosissimi arresti, con eclatanti blitz per catturare avvocati e medici che assistevano i manifestanti. I morti e le migliaia di feriti in tutto il paese lo rendono uno degli avvenimenti più drammatici della storia della Turchia moderna.
Mentre le violenze esplodono, i media nazionali tacciono e la tv mostra un documentario sui pinguini in Antartide. Allora i dimostranti si fanno chiamare ironicamente “Resistenza per l’Antartide” oppure “Çapulcu”. Si tratta di un neologismo che deriva dal ricorso al termine turco (traducibile con “ladro”, “saccheggiatore” o “vagabondo”) fatto dal Primo ministro Erdogan per stigmatizzare i manifestanti. La parola çapulcu viene adottata dai dimostranti e dalla propaganda on-line con l’accezione positiva di “attivista per i diritti della persona”. Twitter diventa l’unica fonte attendibile d’informazione.

Istanbul, Turchia, Europa, Mondo. Un caleidoscopio di storie personali e collettive. Il film si sviluppa attraverso le testimonianze di chi è sceso in piazza, di chi si è ribellato, di chi si è sentito in mezzo a una potenziale rivoluzione, di chi ha costruito le barricate, di chi è stato colpito dai lacrimogeni, di chi è stato picchiato dalla polizia, di chi ha documentato le aggressioni subite, di chi ha attaccato attraverso i social media, di chi ha avuto paura a manifestare, di chi non è sceso in piazza, di chi non si è accorto o non ha voluto accorgersi di niente. Gezi Park è stato solo l’inizio, un simbolo, le persone hanno preso coscienza del loro diritto ad una reale democrazia e la protesta è divenuta oggi permanente. Il movimento si è trasformato in un laboratorio di rinnovamento politico e sociale.
Çapulcu – Voci da Gezi è un lavoro prezioso realizzato da cinque giovani autori italiani: Benedetta Argentieri, Claudio Casazza, Carlo Prevosti, Duccio Servi e Stefano Zoja. Da non perdere.

Francesca Bani

Lunedì 13 ottobre al Nuovo Cinema Aquila

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