Bietti Heterotopia, una collana di cinema che guarda oltre lo specchio

Presentiamo Heterotopia, collana della Bietti dedicata alla saggistica cinematografica, attraverso un’intervista ai tre curatori, Claudio Bartolini, Ilaria Floreano e Giulio Sangiorgio, da gennaio a lavoro sul nuovo corso.

Il rilancio della collana Heterotopia della Bietti si prefissa l’obiettivo di intersecare il mondo-cinema con discipline diverse tramite approcci eccentrici: verso quali intersecazioni siete orientati, nel concreto?

La nostra idea è di privilegiare quelle proposte di pubblicazione che, all’analisi squisitamente cinematografica, affianchino un’apertura verso altre forme di pensiero o di arte: così, la monografia dedicata a Wes Anderson dà spazio all’elemento musicale dei suoi film e a una riflessione sulla contemporaneità dell’uomo “andersoniano”, prigioniero di feticismi ed eterni ritorni all’infanzia propri dell’individuo contemporaneo; La recita della storia affronta la filmografia di Marco Bellocchio alla luce delle attinenze riscontrate tra i suoi film e il caso di cronaca relativo al caso Moro. Abbiamo in uscita a novembre un libro dedicato al linguaggio del videoclip nel tempo di YouTube e, a maggio 2015, un case study su James Bond, analizzato attraverso letture sociologiche, antropologiche, di gender e marketing, tra le altre. Pensiamo che indagare la settima arte non abbia senso se non mettendola in relazione con il contesto in cui viene ideata, realizzata, prodotta e distribuita: troppe pubblicazioni parlano di cinema facendo riferimento ad altro cinema, rendendolo un mondo auto-referenziale, asfittico. Al contrario, lo studio di cinematografie e autori importanti, affermati o meno conosciuti, portatori sani di un pensiero, una visione, una posizione, se messi in relazione con altri pensieri, visioni e posizioni può diventare uno strumento efficacissimo e affascinante per riflettere sul mondo, una cartina di tornasole di tendenze e sentire, una realtà altra che ci restituisce la realtà tout court approfondita e con un surplus di significato. Per farlo, lanceremo presto anche una rivista quadrimestrale, in cui numi tutelari e qualche nome nuovo della critica tratteranno in maniera approfondita ulteriori temi meno battuti dalle pubblicazioni italiane già esistenti.

Il nome stesso della collana, che fa riferimento a un concetto foucaultiano, è già un manifesto…

Per Foucault è un’eterotopia lo specchio: nello specchio ci vediamo dove non siamo, eppure è un posto reale, connesso a tutto lo spazio che lo circonda. Sono eterotopie il cimitero, il treno, il cinema. Ci piaceva l’idea che una collana di cinema mantenesse il nome con cui il cinema può essere designato: questo spazio altro che è assolutamente reale, eppure non del tutto connesso alla realtà da cui resta irresistibilmente separato. E se il cinema è una realtà altra che ci permette di riappropriarci di quella in cui siamo immersi, aumentandone la percezione e il senso, una collana di libri che si fonda su questo presupposto e vuole indagare questo “riflesso” non poteva chiamarsi altrimenti!

Dedicandovi alle monografie, avete pensato un nuovo metodo di analisi o seguirete la formula cronologica lanciata da altre case editrici?

Per quanto riguarda autori cui in Italia non sono mai stati dedicati prima volumi organici, adottiamo il modello cronologico, efficace per presentare in maniera ordinata e completa la figura che vuole introdurre. Se invece il testo si inserisce in una bibliografia pre-esistente, preferiamo che i nostri autori lo affrontino alla luce di una delle intersecazioni di cui sopra, ciascuno con il proprio stile. Tutti i nostri libri, però, hanno l’ambizione di essere strumenti efficaci per chiunque li legga: dallo studioso al semplice appassionato, preferiscono a un linguaggio inutilmente criptico uno schietto, mai sciatto, comprensibile ma mai superficiale. Inoltre contengono indici analitici dettagliati, che permettono una facile consultazione e non sono più così scontati, nell’attuale panoramica di saggistica cinematografica, sebbene fondamentali affinché un saggio risulti davvero utile.

Qual è, a livello analitico, l’importanza di studiare l’opera di un singolo autore? In che modo il lavoro di un singolo regista può introdurre una nuova visione del mondo?

Gli autori riescono a costruire un intero universo-mondo caratterizzato da specificità dovute alla loro sensibilità, che si declina in un certo modo di posizionare la macchina da presa, di scegliere o scrivere questo tipo di storia e non quello, di avvalersi di un collaboratore anziché di un altro. Sono tutte scelte derivanti da una singolarità che, coerentemente, dà vita a una cosmogonia personale speculare al mondo: la grandezza degli autori sta nel loro riuscire a riflettere nel particolare l’universale. Studiare il modo in cui ci riescono, attraverso quali possibilità offerte dal mezzo cinema, sfruttando quali altre forme di comunicazione, permette di appropriarsi della loro poetica, di coglierne il senso e, così, di poter vedere il mondo anche attraverso il loro cine-occhio.

Wes Anderson, il cinema di Hong Kong e prossimamente Christopher Nolan, lo Studio Ghibli: e l’Europa?

Il secondo volume della nuova Heterotopia (che a gennaio 2014 ha visto un cambio nella direzione di collana) è dedicato al cinema di Marco Bellocchio. Questo novembre esce il primo volume italiano dedicato a Béla Tarr: si tratta di una traduzione da un testo del filosofo francese Jacques Rancière, che affronta poeticamente la sua filmografia ragionando sui concetti di storia, tempo, fine del tempo, cinema nel suo senso più puro e rarefatto. Ci crediamo molto perché, dopo il passaggio al Torino Film Festival, in cui ha dichiarato che non girerà più film, abbiamo avuto la possibilità di approfondire ulteriormente l’opera di un cineasta straordinario su cui in Italia non esistono pubblicazioni. Siamo lieti di poterlo introdurre anche dal punto di vista critico.

Come scegliete i lavori?

Quando ci siamo riuniti la prima volta per studiare il rilancio della collana, abbiamo fatto un elenco di autori e cinematografie non ancora esplorati o non affrontati con la dovuta ambizione di profondità e interdisciplinarietà. Da addetti ai lavori, ma anche e prima di tutto da appassionati lettori di saggistica cinematografica, abbiamo analizzato l’universo delle pubblicazioni italiane e individuato i vuoti da colmare. Dopodiché abbiamo pensato a chi potesse farlo con testi interessanti, che dicessero qualcosa di nuovo in modo pertinente, supportati da una valida ricerca. È il caso, per esempio, dei volumi sui due Anderson. In altri casi sono gli autori che si sono proposti a noi con un’idea forte, che aderiva alla nostra filosofia: è il caso di Il nuovo cinema di Hong Kong di Locati e Sacchi, che mappa l’intera produzione cinematografica di una precisa area geografica in uno specifico contesto storico, del libro di Mancino, cui l’autore stava lavorando da anni e che siamo riusciti a portare in libreria, o di quello su Méliès, che pubblicheremo il prossimo autunno.

Distribuirete anche in ebooks? Quali strategie elaborerete in un periodo così difficile per l’editoria come il nostro?

Alcuni libri di Heterotopia, vecchia e nuova direzione, sono già anche ebook: Wes Anderson, Kill Bill Diary, Videocronenberg, The Fincher Network. Il nostro obiettivo a breve termine è renderli tutti disponibili in questo formato. In generale, la strategia della casa editrice Bietti punta a un ampliamento progressivo del mercato online, sia come distribuzione che come vendita, promozione, comunicazione e proposta editoriale. Il futuro è digitale, ma senza mai del tutto abbandonare la carta. Una tra le nostre idee, per esempio, è rendere alcuni libri disponibili anche in versione parcellizzata, sull’esempio di iTunes: chi vorrà, potrà comprare l’intero libro o singoli capitoli, a un costo proporzionale.

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