Buoni a nulla. Finalmente si ride, alla faccia della Fornero

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Finalmente si ride. Mentre le contrapposte tifoserie giornalistiche si sfidano sull’appeal del nono Festival di Roma e il destino del direttore uscente Marco Müller, è approdato fuori concorso all’Auditorium “Buoni a nulla” di Gianni Di Gregorio. E scoppia il buon umore, alla faccia dell’ex ministra Elsa Fornero, che pure c’entra qualcosa. La svelta commediola scopre infatti gli amari casi di quei 65enni che si sentivano a un passo dalla pensione e invece, zac: al lavoro altri tre anni. S’intende che Di Gregorio, quello di “Pranzo di ferragosto” e di “Gianni e le donne”, affronta il tema a modo suo, immergendosi nella giungla assonnata dal parastato per raccontare un’altra delle sue novellette autobiografiche, a partire dal nome.
Del resto il regista-attore romano ha saputo fare di se stesso un personaggio eccentrico e insieme arci-italiano, un Jacques Tati stralunato che s’inoltra nelle strettoie dell’esistenza augurandosi di parlare a un pubblico agé capace di rispecchiarsi in quelle turbolenze senili serie e goffe insieme. Dal 23 ottobre è nelle sale, produce Angelo Barbagallo, che si ritaglia una gustosa particina nei panni del capoufficio incaricato di dare una brutta notizia, e targato Bim. Non che sia un capolavoro, però svetta, per gusto e intelligenza, rispetto agli standard attuali della commedia. Almeno nella prima ora, scoppiettante e spassosa; poi purtroppo “Buoni a nulla” si perde, si siede e finisce a coda di pesce dopo soli 87 minuti.
«Stavolta la vicenda è più ricca di personaggi, ciascuno con una propria vita. Marco Marzocca, per esempio, è un vero e proprio co-protagonista, ha dato al suo personaggio uno spessore quasi commovente» spiega Di Gregorio. In effetti il comico 52enne, che si fece le ossa accanto a Corrado Guzzanti e arrivò al successo con “Distretto di polizia”, è molto di più di una figurina di contorno: il suo Marco, impiegato esperto di computer, gentile, altruista, buono come il pane e soprattutto vessato dalla collega tettona Valentina Lodovini di cui è invaghito, diventa l’amico per la pelle di Gianni, il vero buono a nulla della storia. Scafato fannullone in salsa quirite, l’aspirante pensionato non ha mai faticato granché in ufficio, dove, tra lettura del giornale e pausa-caffè, s’è sempre occupato «di un po’ di tutto e un po’ di niente». Figuratevi lo shock quando lo spediscono, lui così abitudinario, con casa nel centro storico e bisbetici vicini ai quali fa innocenti dispetti, in un avveniristico palazzo tutto vetri oltre il raccordo anulare, dove, fantozzianamente, regna la capricciosa direttrice Anna Bonaiuto, riverita dall’aspirante fidanzato Gianfelice Imparato e temuta da impiegati sfaccendati.
L’idea del film è semplice: per non soccombere agli eventi e alle umiliazioni bisogna reagire, metterci passione, colpire duro. «Tu ti devi incazzare, Gianni!» gli suggerisce il dentista psicologo Marco Messeri, nuovo fidanzato della sua ex moglie. Detto fatto: l’ometto gentile, che nel frattempo ha pure trovato l’amore nella polposa commessa Daniela Giordano, si trasforma in una canaglia e la cosa pare funzionare sulle prime. Ma può durare tanta cattiveria verso il prossimo? Fedele al motto di Leo Longanesi «Buoni a nulla ma capaci di tutto», il protagonista intreccia a passo di danza disincanto romano ed eleganza discreta, anche le sue occhiaie risultano belle.

Michele Anselmi

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