Arriva Diaz su Raitre, ma quasi di nascosto, senza pubblicità

L’angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su “il Secolo XIX”

Era il film che nessuno, ma proprio nessuno, in Italia voleva produrre, e c’è voluta la grinta del produttore Domenico Procacci per girarlo, coinvolgendo nell’impresa capitali romeni e francesi. Giovedì 23 ottobre “Diaz” di Daniele Vicari è passato finalmente su Raitre, in prima serata, ma non si può dire che se ne siano accorti in molti. Poca pubblicità, anzi quasi nessuna, come se il film, che fu definito da un critico americano un po’ il “Fragole e sangue” del terzo millennio, fosse più un’incombenza di palinsesto, una pratica da sbrigare senza dare troppo nell’occhio, il resto di un “pacchetto”, stretto tra una partita di calcio degli Europei, una puntata di “Virus” e una di “Servizio pubblico”.
Magari sarà pure vero che i film in prima serata, specie gli italiani, non fanno grandi ascolti. Neppure i kolossal hollywoodiani vanno più tanto bene. Ma quel che accadde a Genova nel 2001 non è cosa da poco. Anche a non voler usare la celebre formula della “macelleria messicana”. Quello della Polizia, coperta dal governo Berlusconi, fu un comportamento criminale, Amnesty International parlò della «più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale». Purtroppo “Diaz” in Italia incassò circa 2 milioni di euro, pochi rispetto al costo di quasi 8, in compenso fu venduto quasi dappertutto: Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Svizzera, Polonia, Canada, Brasile, Australia… E quando passò su Sky andò piuttosto bene. Per questo, forse, col suo carico di dolore e ingiustizia, ma anche di rabbiosa pietà verso una gioventù offesa, avrebbe meritato un trattamento migliore da parte della Rai.

Michele Anselmi

Lascia un commento