Il sale della terra: l’uomo prima di tutto

“La luce è ideologia, sentimento, colore, tono, profondità, atmosfera, racconto. Il film si scrive con la luce, lo stile si esprime con la luce”. Così afferma Federico Fellini nel volume “Fare un film” (Einaudi, 1989). Parole che descrivono alla perfezione il mestiere di fotografo, ovvero colui che, come anche traspare dalla più letterale delle traduzioni dal greco, scrive (graphè) con la luce (phôs) . Questo è quello che ha fatto da sempre il più grande fotografo di tutti i tempi, Sebastiao Salgado, e questo è quello che fa Wenders ne Il sale della terra nel raccontarci Salgado e il mondo da lui immortalato.

Il sale della terra è una fotografia di fotografie, di vita e di una vita, di uomini, di un uomo e dell’Uomo. È una sinfonia visiva che ipnotizza, che ci porta a conoscere il mondo e un individuo che il mondo l’ha girato in lungo e in largo. Se Alan Lomax (etnomusicologo e antropologo di fama mondiale) è stato definito “l’uomo che registrò il mondo”, Sebastiao Salgado è senza dubbio etichettabile come “l’uomo che fotografò il mondo”. Sempre sul luogo, sempre sul pezzo, spinto da un’indomabile urgenza di fotografare, raccontare e denunciare quanto stava accadendo in ogni angolo del pianeta, a Salgado importava davvero delle persone, degli esseri umani tutti, perché questi sono davvero e il vero sale della terra. Wenders sposa questo “sguardo di Dio”, la stessa suggestione, lo stesso sentimento nell’osservare, rivelare e a suo modo fotografare la vita del suo amico fotografo.
Wim Wenders realizza un film che non è un semplice documentario, ma un viaggio attraverso l’arte tramite un’infinita distesa di fotografie di struggente e dolorosa bellezza. Wenders ci sfida quasi a trovare quell’impossibile movimento all’interno di ciascuno scatto mostrato e ci (ri)porta quasi all’origine del cinema, anzi prima, a quella scomposizione della corsa del cavallo delle fotografie di Muybridge (1878).

Il sale della terra è un film che racconta la Storia ma anche il presente, che guarda poliedricamente alla vita di Salgado, a quella fotografata, alla nostra. Riesce a guardarci dentro, non in qualità di singoli uomini ma di Uomo come specie, fino a mostrarci le più profonde nefandezze di cui siamo capaci. Ora atterrendoci ora innalzandoci, dopo averci scioccato con la sequenza delle foto scattate nel Sahel africano, ci dà anche la soluzione per ripartire proprio tramite la vita del grande fotografo: malato nell’anima dopo aver visto le follie e le ingiustizie sociali di cui l’uomo sa macchiarsi, Salgado trova nuova ragione di vivere nella Natura, nel ripiantare migliaia di alberi che oggi sono l’immenso parco naturale d’Instituto Terra.

Insomma, Il sale della terra è un film di dirompente potenza, un’opera d’arte totale sulle arti e sulla fotografia, che sa conciliare bellezza e brutalità della vita e della visione cinematografica come raramente capita.

Tommaso Tronconi
(Onesto e spietato) 

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