Boyhood. Per chi ancora prova qualcosa

Boyhood, “fanciullezza”, avrebbe potuto chiamarsi anche “12 years project”, secondo quanto afferma il regista Richard Linklater: infatti il film è il risultato di un esperimento durato 12 anni, dal 2002 al 2013, periodo nel quale i protagonisti sono stati ripresi per poche scene a distanza di mesi, in modo da mostrare la crescita del protagonista Mason Jr. (Ellar Coltrane) e della sorella Samantha (Lorelei Linklater) dall’infanzia alla maturità. I due bambini vivono con la madre Olivia (Patricia Arquette), ragazza madre che cerca di districarsi tra studi, lavoro e relazioni più o meno catastrofiche; mantengono negli anni un rapporto costante, sebbene più distante, con il padre Mason Senior (Ethan Hawke), recidivo Peter Pan.
Subito appaiono chiari i caratteri dei personaggi, ma non statici: attraverso i dialoghi e le scene di vita comune, che si impregnano di significato pur nella loro banalità, osserviamo il realistico cambiamento degli atteggiamenti e delle relazioni. Il bambino Mason, solitario ed eccentrico, dopo aver attraversato le fasi della crescita che caratterizzano il percorso di molti, diventa un ragazzo riservato e sempre dedito ad interrogarsi su di sé e sulla realtà che lo circonda; la vivace sorella Samantha stempera il suo egocentrismo infantile verso un approccio più pacato alla vita; la madre Olivia si mostra determinata nel raggiungimento dei suoi obiettivi e forte nella capacità di mettere in discussione le sue certezze; la figura del padre si presenta come un classico “round character” che matura nel corso della narrazione e il cui rapporto con i figli cambierà molto negli anni, modellandosi sulle diverse età dei ragazzi. L’intento del film è quello di rappresentare la vita nel suo fluire, tramite la successione di eventi comuni che nel loro insieme forgiano un’esistenza, ancorata ad una dimensione temporale (dal 2002 al 2014) e geografica (Texas, Stati Uniti) resa credibile da riferimenti storici, come il fenomeno di Harry Potter o l’elezione di Obama.
Lo spettatore potrebbe cedere alla tentazione di chiedersi, come il giovane diplomato Mason: “Quindi qual è il punto di tutto questo, di tutto?”. È il padre a risponderci: “Il punto di tutto questo… non lo sa nessuno, ok? Andiamo tutti a naso. La buona notizia è che provi qualcosa, ti devi aggrappare a questo. Devi, perché quando cresci non provi più tante cose, ti viene la pelle dura.” A chi vorrà “aggrapparsi” a tutte le esperienze e le emozioni della formazione di un ragazzo qualunque, basterà immergersi in questo film: cercatelo nelle sale.

Alba Grazioli

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