La storia della Principessa Splendente. Ecco Kaguya, proto-femminista che rifiuta il principe

Meraviglioso ed incantevole, La storia della Principessa Splendente è un delizioso film di animazione giapponese, capace di immergere totalmente lo spettatore nel mondo orientale dei suoni, dei colori, dei paesaggi e delle tradizioni senza mai annoiarlo, spingendolo a seguire le vicende di questa piccola Hiedi giapponese, ribelle e femminista.Ispirato al noto e tradizionale “Il racconto di un tagliabambù”, arriva come evento nelle sale italiane, dopo la presentazione alla Quinzaine del Festival di Cannes, distribuito da LuckyRed nei soli giorni del 3-4-5 novembre, La storia della Principessa Splendente di Isao Takahata, prodotto da Studio Ghibli.

Protagonista è Kaguya, una strana bambina della Luna, nata da un ramo di bambù e accudita da una coppia di contadini. Raggiunta l’età adulta, per il suo mistero e la sua “somma beltà”, le viene attribuito il nome di “principessa splendente”. Ma, lungi dall’essere tale, la principessa, come molte altre sue simili nella rappresentazione cinematografica, finisce per condurre una vita veramente triste. Sottratta, infatti, al felice mondo bucolico e ancestrale e, soprattutto, ai giochi, alle “marachelle” e alle risate con i suoi amici, è costretta, nel rispetto dei protocolli, che si addicono a una vera damigella, a vivere in un palazzo solitario e a seguire un’educazione ferrea in attesa di conoscere il suo futuro consorte. E proprio durante la scelta del “principe azzurro”, la sua anima ribelle, determinata e femminista emerge in modo dirompente e schietto: rifiutando, infatti, tutti i suoi pretendenti, dopo averli sottoposti a folli prove d’amore, sbugiardati ed umiliati, si cala nei panni di una donna femminista occidentale di fine Ottocento. Talmente audace, testarda ed eroica da rifiutare, smaterializzandosi, anche il tentativo di “ratto” da parte dell’imperatore, convinto di essere invece l’unico uomo in grado di renderla felice. E ad una vita regale, ma infelice perché priva di amore e di affetti reali, lei dapprima desidera il ritorno sulla Luna, nel suo mondo puro ed incontaminato, poi solo l’amore vero, sincero e incondizionato dei suoi genitori “adottivi” le fanno rimpiangere la scelta. Kaguya  non si piega al volere degli uomini: non accetta il compromesso di diventare “proprietà di qualcuno” e  come un’elegante suffragetta rivendica i suoi diritti e il suo desiderio di essere felice. Così non avendo trovato sulla Terra il vero amore in grado di renderla una Principessa, davvero splendente e felice, preferisce rimanere da sola e ritornare da dove era venuta.

Un plauso, in conclusione, anche all’ottimo doppiaggio e traduzione, che scegliendo un italiano poetico e aulico contribuiscono ad accrescere l’atmosfera deliziosa e fantastica della storia.

Alessandra Alfonsi

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