Marie Heurtin: Jean-Pierre Améris tra il buon selvaggio e la buona volontà

Rimasto sempre lontano dai riflettori della notorietà, Jean-Pierre Améris è uno dei registi francesi più interessanti degli ultimi anni. Sebbene all’attivo abbia ben dodici pellicole, ha raggiunto il grande pubblico relativamente tardi con Emotivi anonimi nel 2011 e L’homme qui rit nel 2012, ovvero una cioccolatosa commedia sul lato positivo della timidezza e un film tratto da Hugo su un joker d’altri tempi in ambito circense. Generi diversissimi tra di loro, ma accomunati da un diffuso senso di magia. Quella stessa magia che in qualche modo ritorna anche nell’ultimo Marie Heurtin, tratto da una storia vera e ambientato sul finire dell’Ottocento.

Marie è nata cieca e sorda. Incapace di comunicare col mondo, vive rinchiusa nella propria indole selvaggia, indomita e apparentemente indomabile, restia ad ogni avvicinamento al vivere civile. I genitori l’affidano così ad un istituto vicino, Poitiers, gestito da suore che ospitano molte altre ragazze sordo-mute. Ma non cieche. Marie è quindi un caso più unico che raro, preso però a cuore da suor Marguerite. L’educazione di Marie sarà la sua missione di Fede.

Ciò che stupisce di Jean-Pierre Améris è il tono leggero e leggiadro con cui tratta questa storia vera dai contorni di “dramma”. Marie Heurtin non si fa mai veramente doloroso, mai lugubre né gotico. Rimane come permeato da una luce divina, immerso in toni freschi, erbosi, turchini. Il cammino verso la “civilizzazione” di Marie è lunghissimo e suor Marguerite più volte è tentata di gettare la spugna. Ma dove non arriva l’Uomo arriva Dio, e dove non arriva Dio arriva la Provvidenza. Tre concetti forti – Uomo, Dio e Provvidenza – che però non sono calati dall’alto né con aspirazioni teologiche, ma scorrono lungo tutta la durata del film con fare interscambiabile. Améris non sbaglia un’inquadratura, non lascia nulla di superfluo. Tutto è giustapposto al limite del necessario, quel necessario che genera poesia e magia.

Dopo la simpaticissima prova negli Emotivi anonimi, il regista francese sceglie nuovamente come protagonista Isabelle Carré, genuina nell’incarnare i tormenti, la perfetta letizia e lo stupore per le piccole cose di una suora che dedica tutta se stessa ad una causa da molti ritenuta persa in partenza. Nei panni di Marie, invece, bravissima la giovane Ariana Rivoire, attrice realmente sordo-muta. Degna di nota la bellissima sequenza finale con un plongée di forte impatto emotivo sullo spettatore.

Tommaso Tronconi
(Onesto e spietato)

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