Per favore, basta con le commedie tutte uguali Nord contro Sud

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Luca Miniero, regista napoletano, 47 anni, nell’ambiente del cinema è stato ribattezzato “Miniero d’oro”. Merito, naturalmente, della tripletta fortunata composta da “Benvenuti al Sud”, “Benvenuti al Nord” e “Un boss in salotto”, per un totale al botteghino di circa 70 milioni di euro. Tutti e tre variazioni sullo stesso tema: il conflitto Nord-Sud raccontato in chiave ilare, con digressioni dialettali e affondi surreali, per dirci quanto gli stereotipi possano nuocere alla convivenza civile pur custodendo piccole verità antropologiche. E siccome in Italia si fa sempre lo stesso film, finché incassa, salvo poi accorgersi all’improvviso di aver spremuto il limone all’inverosimile, ecco che giovedì 13 novembre esce “La scuola più bella del mondo”, addirittura in 500 copie, nella speranza di rinnovare il miracolo degli altri tre.
La solita zuppa, per dirla con Luciano Bianciardi, anche se il Nord, dopo qualche ritocco al copione rispetto alla prima versione, stavolta è sceso dalle parti del Val d’Orcia, in Toscana, mentre il Sud resta tale, anzi la Campania all’ennesima potenza. Ma il meccanismo comico resta immutato, se non fosse che “lo scontro di culture” riguarda due classi di studenti medi e, s’intende, i rispettivi professori litigiosi e scoglionati. «Il Nord e il Sud sono un pretesto per parlare con leggerezza anche di altro, sempre cercando di intrattenere il pubblico. Io cerco di fare un cinema popolare che possa parlare a tutti, ma soprattutto a me» spiega Miniero. E in effetti già il suo primo film del 2002, “Incantesimo napoletano”, ironizzava sul tema. Ma all’epoca non incassò, forse perché era meno corrivo, anche un po’ più inventivo.
Adesso, invece, “La scuola più bella del mondo” sfodera l’uno contro l’altro due comici pop come Rocco Papaleo e Christian De Sica, con contorno di balletti, inserti a cartoni animati, rap a due voci e soprattutto, a far da collante, la stagionata, pure usurata, “Curre curre guagliò” dei 99 Posse.
Lo spunto, diciamo la verità, è piuttosto labile. Per un errore al computer, Accra (Ghana) diventa Acerra (Campania), sicché una classe della sgarrupata scuola media “Enzo Tortora” finisce nel Senese in una sorta di gita scolastica: solo che lassù, alla linda “Giovanni Pascoli”, attendono dei ragazzini neri, con tanto di striscione “Benvenuta Africa”, costumi e tamburi esotici. Il demotivato prof meridionale Papaleo considera Nord tutto ciò che è sopra Mondragone; il troppo motivato prof toscano De Sica inorridisce di fronte al gemellaggio con quegli sfaccendati. Il resto potete immaginarlo: i bambini più forti dei pregiudizi e delle ipocrisie, l’amore alla fine trionfa, al punto che il cliché africano non sarà più vissuto come un insulto nella sfida finale per aggiudicarsi il premio Scuola dell’anno.
Bombardato dal product placement (in una stessa inquadratura il marchio Ramazzotti appare tre volte, neanche fosse un cinepanettone di De Laurentiis), il film segnalerebbe il tentativo di «sganciare la commedia italiana a sfondo sociale da un certo realismo, in favore di una chiave più fantastica», così teorizza il produttore Riccardo Tozzi. Sarà.
La commediola è affollata di luoghi comuni, di situazione scontate. Magari funzionerà proprio per questo. Ogni tanto De Sica non resiste alla tentazione di andare sul classico («La piccola fiammiferaia je fa ‘na pippa a questi qui»), il regista sfotticchia Nanni Moretti in Vespa, Lello Arena fa il preside campano disperato, mentre Miriam Leone e Angela Finocchiaro forniscono il versante femminile. Si vorrebbe di più da una sceneggiatura firmata anche da Massimo Gaudioso, ma questo è. Però diverte la presa in giro dell’assessore Pd, incolto e sbruffone, che non conosce Che Guevara e pensa di aver fatto una cosa di sinistra liberalizzando la caccia al cinghiale…

Michele Anselmi

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