Marla, lo stato delle cose (e della cultura)

A sei mesi dalla nascita di «Marla», di cui ci siamo occupati a maggio su Cinemonitor, facciamo il punto sul mercato dell’editoria di settore e sulle possibili direzioni di una rivista cartacea che riflette sul cinema e sul ruolo delle immagini. Dopo la recente designazione di Matera (luogo di produzione e “di partenza” del periodico) a capitale europea della cultura per il 2019, ne abbiamo parlato con il direttore Ivan Moliterni.

È appena uscito in tutta Italia (nelle Feltrinelli, nelle librerie specializzate e online) il terzo numero di «Marla». Quali sono stati i momenti fondamentali del vostro lavoro in questi mesi?
Il primo è stato il confronto con la linea editoriale, che in un periodico come «Marla» è decisiva. Pubblicando tre numeri abbiamo capito l’importanza di un discorso esteso, capace di inserire il cinema nell’apparato culturale (e visuale) più ampio. Questo lo dico non solo guardando ai contenuti, che includono riflessioni sul sistema dei media e l’immaginario contemporaneo, sui videogame e la serialità televisiva, sulla fotografia e il fumetto, sui festival, il teatro e il videoclip. Lo dico anche pensando ai lettori: l’esistenza di una rivista cartacea (oggi, in Italia) dipende dalla possibilità di avere un mercato, di intercettare un minimo interesse, in breve di essere un’impresa che fa critica e che interpreta le trasformazioni attuali. Ciò che altre realtà dimenticano o non hanno mai considerato diventa vitale, perché altrimenti non ci sarebbero le condizioni per la produzione culturale nel lungo periodo.

Quindi i contenuti si basano anche su queste valutazioni?
Sicuramente tutto nasce dallo studio, dalla passione e dalla curiosità, dall’amore per questo “mestiere” e dal desiderio di meditare ancora e sempre sulle mutazioni del cinema quando si accosta a linguaggi diversi. E poi arrivano le altre valutazioni, certo. «Marla» non è una rivista di recensioni, di copertura giornalistica. Ci sono altri spazi che si concentrano su questo. Perché replicarli? A noi interessa l’approfondimento, la lettura trasversale, l’intermedialità. Non c’è cinema oggi senza le derive dell’immaginario. E non c’è cinema oggi senza l’influenza del video e della Rete, senza gli occhi assuefatti dello spettatore. Numero dopo numero proviamo a indagare questi aspetti, grazie alle firme che arricchiscono le pagine e che osservano criticamente un mondo (quello dell’immagine) radicalmente cambiato.

La rivista è distribuita sul territorio nazionale, ma è prodotta a Matera. Avete avuto fiducia nelle potenzialità e nel valore della città…
A ottobre Matera ha ottenuto ufficialmente un grande e ulteriore riconoscimento come capitale europea della cultura per il 2019. Quel giorno, in piazza, la comunità piangeva per la gioia. Erano i figli e i nipoti di quelli ai quali si diceva di vergognarsi. E la vergogna è diventata cultura. Per noi è un onore produrre «Marla» a Matera. Però lancio una provocazione: ci sono ancora dubbi sul ruolo che la città deve avere? Qualcuno ha capito finalmente che la cultura non vive su Marte alla ricerca di tracce di acqua, ma può appartenere concretamente a una comunità e creare lavoro, mettere in circolo idee e flussi economici?

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