Armi di scena bloccate: un decreto legislativo sblocca lo stop ai set d’azione

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Le armi di scena torneranno a sparare sui set, già dai prossimi giorni. Nel paese delle proroghe, il Consiglio dei ministri di lunedì sera ha approvato in tutta fretta un decreto legislativo che estende al 31 dicembre 2015 «il termine previsto dall’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 29 settembre 2013, n.121, noto come “Correttivo armi” e scaduto il 5 novembre scorso». Entro quel giorno, specifica il comunicato di Palazzo Chigi, «gli armieri che lavorano per il cinema e la tv avrebbero dovuto sottoporre alla verifica del Banco nazionale di prova le armi ad uso scenico». Gli interessati rispondono, a loro volta, che le norme sono troppo restrittive e non in linea con gli standard europei.
Tutto risolto? No, bisognerà ora cercare di non ritrovarsi daccapo tra qualche mese. Proprio ieri, prima che Palazzo Chigi decidesse sotto la spinta di una campagna stampa, Stefano Balassone, segretario generale dell’Anica, spiegava al “Secolo XIX”: «Siamo in ansiosa attesa. Essendoci requisiti di necessità, d’urgenza e dovendo disinnescare una norma di livello primario, occorre un’altra legge, in fretta. Ma in mezzo a tante polemiche sull’uso dei decreti legge capisco che si possa essere perplessi». Anche Balassone confermava scambi proficui tra i due ministeri: «Manca solo che il testo sia approvato. Guai ad aspettare settimane. E tuttavia temo che si arrivi al fatidico “mille proroghe” di fine anno. Sarebbe uno sciagurato piano inclinato verso il seppuku del settore». Non è andata così, per fortuna.
In effetti l’industria audiovisiva, tra cinema e tv, è l’unica capace di moltiplicare i posti di lavoro; invece, per un cavillo burocratico, si stavano mettendo i bastoni tra le ruote a tante fiction d’azione che si stanno girando, da “Suburra” a “Commissario Rex 3”, da “Squadra antimafia” a “Montalbano”. E pensare che, per tamponare il danno, bastava prorogare di un anno il termine tassativo in modo da intervenire nel frattempo sull’articolato del 2011. Così, alla fine, è andata.

Intanto, per non incorrere in occhiute verifiche da parte degli ispettori delle Questure, molti avevano rivoluzionato i piani di lavorazione. C’era chi, come il produttore Pietro Valsecchi, minacciava di andare a girare all’estero se non si fosse posto rimedio alla questione. Una soluzione all’italiana era possibile, la proroga, infatti se ne è fatto carico il premier in Consiglio dei ministri. Ora il decreto legislativo passa al Quirinale.
Dal set di “Suburra” il regista Stefano Sollima racconta: «In questi giorni siamo stati costretti a inventarci soluzioni alternative per non chiudere il set. Utilizziamo effetti speciali diversi, armi-repliche, che non sono giocattolo, pesano come quelle vere, e tuttavia non producono la fiammata verosimile. Mi creda: che disastro dover rincorrere proroghe e decreti…».
Non spara, per adesso, il casertano Marco D’Amore, attore eclettico e di buona scuola, diventato popolare interpretando il feroce Ciro Di Marzo, detto “l’Immortale”, proprio nella serie tv “Gomorra”, sempre di Sollima. Dice: «C’è una componente di gioco nel mio mestiere, che è anche una salvaguardia personale se ti immergi in racconti così duri, sennò ne va della salute mentale. E c’è un quoziente di responsabilità nel raccontare la realtà attraverso la ferocia di quei conflitti a fuoco». In “Gomorra” D’Amore usa ogni tipo di pistola o mitraglietta, armaioli provetti come Luca Ricci l’hanno addestrato perché fosse credibile nei movimenti, mai ridicolo o goffo. «La preparazione fa la differenza. Specie se la Beretta deve diventare il prolungamento del braccio, come succede al mio personaggio». E nella vita? «Niente pistole, per carità. A casa ho solo qualche coltello da cucina».

Michele Anselmi

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