“Butta male il Natale”: se la battuta del film vale come una auto-recensione

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Ricordate la colorita battuta che siglava “Vacanze di Natale” dei Vanzina, anno 1983? «Pure ‘sto Natale ce la semo levato dalle palle» sbottava l’annoiato avvocato romano Giovanni Covelli, interpretato da Riccardo Garrone, nello stupore degli ipocriti astanti. Il Natale visto come festa insopportabile, tutta sprechi, luci, eccessi e banchetti, addirittura come «il momento più spaventoso dell’anno», non è una novità nella cine-commedia italiana. Nelle ultime stagioni sono usciti, con risultati alterni, film come “Indovina chi viene a Natale?” di Fausto Brizzi, “Una famiglia perfetta” di Paolo Genovese, “Il peggior Natale della mia vita” di Alessandro Genovesi.
Buoni ultimi, nella satirica demolizione della presunta «festività che stressa e affatica le persone sin dalla notte dei tempi», arrivano i tre registi delle serie tv “Boris”, cioè Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo. Magari dirigere a sei mani non fa tanto bene al cinema, infatti “Ogni maledetto Natale”, titolo che rimanda a “Ogni maledetta domenica” di Oliver Stone, esce un mese prima del fatidico 25 dicembre, per la precisione il 27 novembre. A occhio neanche Raicinema ci crede tanto. D’altro canto per le feste di fine anno la sfida si giocherà tra Aldo Giovanni e Giacomo e il neo-cinepanettone di De Laurentiis, tampinati da Alessandro Siani e forse dal “ragazzo invisibile” di Salvatores.
Diciamola tutta: sfottere la cena della vigilia, con le famiglie che si riuniscono per dovere e i rancori riaffioranti, è uno stracco luogo comune. Neanche Mario Monicelli, con “Parenti serpenti” del 1992, riuscì a estrarne granché. Ma era comunque più spassoso e meglio impaginato di “Ogni maledetto Natale”.
Con l’età, probabilmente, anche Ciarrapico, Torre e Vendruscolo impareranno che il Natale non è «un incubo antropologico» da cui scappare, il rito familiare così esecrato suonerà più caldo e rassicurante, anche perché ogni anno ci si ritrova con qualche posto vuoto a tavola. Ma per ora si sentono molto abrasivi e controcorrente. Sicché, nel fare risuonare la domanda cruciale “Può l’amore resistere al Natale”?, apparecchiano una farsa a sketch divisa specularmente in due, con al centro i fidanzatini Alessandra Mastronardi e Alessandro Cattelan. Lei è una brava architetta di estrazione burina migrata a Roma, lui pratica il microcredito mentre il papà industriale del panettone lo vuole in azienda. Il 24 si ritrovano a cena in una torva casa colonica dell’alta Tuscia, tra ceffi selvatici e situazioni da “Un tranquillo week-end di paura”. Il 25 a pranzo in sontuoso palazzo capitolino, tra posate d’oro, doni da ricchi per la Caritas e camerieri filippini suicidi per amore.
L’idea sarebbe questa: gli stessi attori, tra i quali Marco Giallini, Francesco Pannofino, Laura Morante, Valerio Mastandrea, i fratelli Corrado e Caterina Guzzanti, si travestono sia da poveracci ruspanti sia da miliardari fresconi, in un gioco di specchi che si vorrebbe caustico, feroce. Purtroppo la commediola è sfiatata, lasca, una serie di gag a base di parrucche, nasi posticci e denti finti. «Butta male questo Natale» sentiamo dire. Vale anche per il film.

Michele Anselmi

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