Faber in Sardegna. Il De André sardo nel documentario di Gianfranco Cabbiddu

È un lavoro sull’assenza quello di Gianfranco Cabbiddu, un omaggio al periodo della maturità – personale, prima che artistica – del miglior cantautore della nostra storia. Faber in Sardegna è un documentario di 60 minuti sulla vita agreste di Fabrizio De André, quando l’artista decise d’improvviso di trasferirsi in una tenuta all’Agnata, distante 15 chilometri di strada isolata dalla già poca vita di Tempio Pausania, e sul suo rapporto con le persone e con la Sardegna, terra d’adozione.

Si racconta l’inizio dell’avventura, la scoperta del casolare (lo “stazzo”), l’impresa della ristrutturazione, fino alla creazione di quella che ora è una delle maggiori tenute agricole della regione, coltivata a frutti e ortaggi e illuminata dai pascoli rossi di vacche francesi importate sull’isola dallo stesso De André. Ancora, si parla per la prima volta con la voce dei testimoni dei fatti dell’episodio del sequestro, il benvenuto dell’anonima sequestri sarda a Fabrizio De André ed alla moglie Dori Ghezzi, tenuti prigionieri nelle grotte del Monte Lerno per mesi, senza che questo scalfisse in alcun modo il loro sogno di pace ricercato in Sardegna, proseguito serenamente dopo il pagamento di un lauto riscatto.
Quando il cantautore voleva lasciare le scene – per la verità calcate sempre contro voglia – era il 1978 e da allora la vita della famiglia si spostò in una roccaforte inaccessibile, resa meravigliosa come appare ora solo molti anni dopo, quando l’eremo si è tramutato in azienda, lascito terreno di un padre (non solo sognatore) ai suoi figli.
All’Agnata sono nati L’indiano – il disco senza titolo -, Le nuvole e Crêuza de mä, insomma la componente artistica più matura e intimista di De André, quella colta e studiata nella musica e nelle parole, un lavoro incessante di ricerca di comunione tra l’uomo e la cultura mediterranea dove s’era immerso.

L’assenza, si diceva, è il pretesto di una festa, ossia della festa che ogni anno Dori Ghezzi regala alla gente di Tempio in memoria del marito: salgono sul palco verde del prato davanti alla casa Paolo Fresu, Danilo Rea, Ornella Vanoni, Renzo Piano, Gianmaria Testa, Lella Costa, Maria Pia De Vito, Rita Marcotulli, Morgan, il figlio Cristiano e altri ancora. Ma la parola più autentica è per il custode della villa dell’Agnata, per la cuoca e per il fattore, per gli amici e per la gente del posto che con De André non ha diviso il palco o la vita artistica, ma la vita vera, il lavoro della terra, il parto delle vacche e ha cucinato, organizzato, condiviso progetti e fallimenti.

Nel racconto di Cabbiddu, Genova è lontanissima, quasi dimenticata. Lì sono rimaste le luci della città, la festa, la gioventù, Via del Campo e Bocca di Rosa, mentre in Sardegna è arrivato un uomo nuovo, maturo nell’amore e nei rapporti umani, sono arrivate – bellissime – A çimma e I monti di Mola. Qui, insomma, la voglia di divorare la vita del ragazzo è svanita e, al suo posto, c’è un uomo vero.

Ettore Sbandi

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