Aldo, Giovanni e Giacomo contro i “Pinguini” (nel nome di Don Bosco)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Diciamo la verità: Aldo, Giovanni e Giacomo è meglio vederli al cinema piuttosto che annoiati in tv da Fabio Fazio o svogliati alle conferenze stampa. Quattro anni dopo il fortunato “La banda dei Babbi Natale”, i tre tornano per le feste di fine anno con “Il ricco, il povero e il maggiordomo”. Sono sempre loro, neanche troppo invecchiati, e stavolta firmano la regia insieme al collaboratore storico Morgan Bertacca. Producono sempre Paolo Guerra e Medusa, circa 600 le copie da giovedì 11 dicembre, in anticipo di una settimana sui rivali più agguerriti. Ma i tre non sembrano troppo impensieriti. Dicono all’unisono: «Non ci interessano le gare. Ogni volta siamo un po’ tirati dentro questa storia degli incassi, nostro malgrado. Certo, speriamo che la gente venga a vederci, sennò perché fare questo lavoro?».
Alla domanda canonica su chi temano di più, sul fronte box-office, replicano un po’ alla Boldi-De Sica: «I pinguini. Sono quattro, uno più di noi. E poi “Big Hero 6”, il film della Disney. Del resto, anche noi siamo un po’ dei cartoni animati». In effetti “I pinguini di Madagascar” ha giù superato i 6 milioni di euro in pochi giorni e non sembra destinato a flettere nel gradimento dei più piccoli. Lo stesso pubblico che, pur variando nel corso degli anni a causa dell’età, rappresenta lo “zoccolo duro” del trio. Pensate: gli otto film interpretati da Aldo, Giovanni e Giacomo, a partire da “Tre uomini e una gamba” del 1997, hanno incassato complessivamente, secondo la certificazione Siae rivalutata ad aprile 2014 in base ai dati Istat, la bellezza di 232 milioni di euro. Logico che Giampaolo Letta, ad di Medusa, si tenga stretto il terzetto: con l’aria che tira sono in pochissimi, ormai, a garantire incassi sopra i 10 milioni di euro.
Bisogna pure riconoscere che Aldo, Giovanni e Giacomo non paiono ossessionati dal Natale. Niente vischio, neve, palle e abeti sul manifesto, e anzi l’ambientazione del film è squisitamente estiva, quasi per contrasto o forse per scelta. «Non abbiamo ricette contro il cine-panettone di De Laurentiis. Raccontiamo quello che ci piace. Stavolta eravamo in sei a scrivere. Per questo sono passati quattro anni, invece di due. Tutto il tempo se n’è andato via litigando» scherza Giovanni. Che nel film fa il fedele maggiordomo con katana dell’arrogante broker Giacomo, faccendiere con moglie insopportabile e villona fuori Milano. Aldo, invece, è un venditore ambulante, anzi abusivo, angariato da una madre tirannica che lo considera un inetto. L’uomo, che allena nel nome di Don Bosco una squadretta di calcio per lo più composta da bambini immigrati, ha però un problema con le donne: tutte gli saltano addosso, ma lui, reduce da una delusione a un passo dalle nozze, scappa ogni volta a gambe levate.
«Sconfitti sempre, ma non perdenti» sentiamo teorizzare dall’improbabile coach ai suoi baby-calciatori. E forse sta qui il senso della commedia, un po’ scucita sul piano della regia e bombardata di canzoni, ma dal cuore gentile, trapunta di gag divertenti, non insensibile all’aria che tira nel Paese. Scandisce Giacomo: «Più che di crisi parliamo di solidarietà. Poi, certo, la crisi ha sempre nomi e cognomi, di solito persone ingorde, avide, che non guardano in faccia a nessuno nel difendere i propri interessi». Nel film Giacomo subisce un tracollo improvviso a causa di investimenti a rischio nell’immaginario statarello africano di Burgundy, viene spogliato di tutto, si ritrova in miseria, pure ripudiato dalla consorte. A quel punto, per tornare col vento in poppa, il broker in disgrazia escogita un maldestro bluff con la complicità dell’ambulante e dell’ex maggiordomo…
Il film è fitto di personaggi femminili: l’anziana mamma Giuliana Lojodice, la cameriera sudamericana Guadalupe Lancho, la moglie viziata Sara D’Amario, la pasticciera napoletana Rosalia Porcaro, la banchiera sexy Francesca Neri. Tutte dotate di caratteri forti, molto rivendicative; e sta qui, in un clima che non stinge nella misoginia, l’amabile gioco farsesco “per tutti”.
«Che cosa ci tiene insieme dopo tanti anni? L’amicizia nata in tempi non sospetti, e quel particolare sentimento comico che coltiviamo» confida Giovanni. Subito contraddetto da Aldo: «Vi do una notizia. Questo è l’ultimo film che facciamo insieme». Non è vero, naturalmente, trattasi di finta. Così come i tre, scherzando alla meneghina sui “negher del menga”, invitano preventivamente a non vedere nei fantasiosi soprannomi rifilati a quei calciatori in erba dei riflessi razzisti o politicamente scorretti. «Tutti da bambini ne abbiamo avuto uno. Io ero “il roditore”» informa Giovanni.
Non meravigliatevi se sui titoli di coda vedete la scritta «film eco-sostenibile». In linea col protocollo Edison Green Movie, sono stati tagliati consumi elettrici, piatti e bottigliette di plastica, materiali inquinanti. «L’acqua era calda e il cibo ogni tanto un po’ freddo, ma, come si diceva un tempo, abbia superato tutti a sinistra» sorride il produttore Paolo Guerra.

INGORGO ITALICO PER LE FESTE, MA I VECCHI RECORD SONO UN SOGNO

Basta scorrere i dati Cinetel. Le nostre commedie non tirano più. Perché ne esce una a settimana, perché sono tutte uguali. Risultato? Solo “Andiamo a quel Paese” con Ficarra & Picone ha superato i 7 milioni e mezzo di euro, per la serie “usato sicuro”. Magari bisognerà capire perché “Il giovane favoloso” di Mario Martone incassa più di “Scusate se esisto” con Paola Cortellesi. Ma intanto la cosiddetta cine-sfida natalizia si gioca tutta, alla voce Italia, sul versante comico. Giovedì 11 escono “Ma tu di che segno 6?” di Neri Parenti e “Il ricco, il povero e il maggiordomo” di e con Aldo, Giovanni e Giacomo. Giovedì 18 tocca al classico cine-panettone di Aurelio De Laurentiis, sia pure riveduto e corretto, ovvero “Un Natale stupefacente” di Volfango De Biasi con Lillo & Greg più Ambra Angiolini; il 1° gennaio 2015 arriva “Si accettano miracoli” di e con Alessandro Siani in coppia con Fabio De Luigi. Non cerca la risata “Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores, ma si rivolge suppergiù allo stesso pubblico, cioè bambini, adolescenti e genitori non troppo in là con l’età.

La torta da spartire si è ridotta, col tempo e con la crisi. Se fino a quattro anni fa il tradizionale film comico di Natale superava tranquillamente i 20-22 milioni di euro, lasciando i concorrenti diretti non troppo indietro, oggi è una fatica superare i 12, se va bene. Mentre, per restare a questo scorcio di 2014, gli hollywoodiani affilano le armi: con saghe epiche come “Lo Hobbit. La battaglia delle cinque armate”, thriller sul disamore coniugale come “L’amore bugiardo”, cartoni animati come “I pinguini di Madagascar” e “Big Hero 6”. Per i palati fini ci sono invece “Pride” e “Jimmy’s Hall”, entrambi britannici, a sfondo storico.

In ogni caso, il rischio sovraffollamento è garantito. Quanti film può andare a vedere in due settimane una famiglia media italiana? Uno o due al massimo. E forse neanche. Però Neri Parenti, dopo il divorzio da De Laurentiis, non demorde. Il suo “Ma tu di che segno 6?” sembra un reperto giurassico, una farsa più sfiatata che triviale, e tuttavia il regista di tanti cine-panettoni confessa: «Non potevo saltare un anno, avrei rischiato la crisi di astinenza». Non poteva.

Michele Anselmi

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