Ouija. Spaventi telecomandati per un tipico paranormal horror

La Ouija è una tavoletta, generalmente di legno, su cui sono dipinte delle lettere. Si pensa che pronunciando particolari formule magiche e poggiando le mani su di un triangolo di legno ad essa abbinato, si possa comunicare con gli spiriti dell’aldilà. Lane e Debbie ci giocavano da bambine, anche se alla piccola Lane non piaceva poi tanto. Passati gli anni, le due ragazze sono ancora migliori amiche, ma un brutto giorno la spensierata Debbie viene trovata impiccata nel salone di casa. Lane e gli amici di sempre non sanno darsi pace e, per capire cosa sia realmente accaduto, decidono di usare una vecchia tavola Ouija trovata in camera di Debbie per contattarla nell’aldilà. Dopo una serie di inquietanti avvertimenti, gli incauti ragazzi si rendono conto che lo spirito contattato non è quello della povera Debbie.

Dall’8 gennaio nelle nostre sale, l’horror paranormale diretto da Stiles White sembra un compito in classe correttamente eseguito da un alunno diligente che ha studiato a memoria i libri di testo. In ottantanove minuti troviamo esibiti in modo abbastanza efficace tutti gli elementi fondamentali del genere: la vecchia casa che nasconde qualcosa che non dovrebbe mai venire svelato; la costruzione della suspense che gioca sui colpi di scena, sui falsi allarmi, sul crescendo musicale e sul vedo e non vedo nelle stanze buie dell’edificio; elementi rassicuranti come l’infanzia e la famiglia ribaltati in oggetti minacciosi e perturbanti; e infine il gruppo di teenager che ficca il naso proprio lì dove non dovrebbe e sembra quasi voler andare incontro al pericolo.

Anche la fotografia, in Ouija, è quasi completamente notturna, sono prevalenti le illuminazioni ambientali soffuse come quelle delle candele, di piccole lampade o di torce. E la scelta di girare quasi totalmente in interni è finalizzata a creare nello spettatore un senso di ansia claustrofobica, come gli spettri sono prigionieri della casa, lo saranno anche i protagonisti andando avanti nel film. White inoltre usa un altro espediente molto interessante a livello stilistico: una soggettiva che non appartiene al punto di vista dei protagonisti ma piuttosto, si può ipotizzare, a quello delle entità infestanti. Può bastare? Nulla di nuovo quindi, piuttosto un film sul paranormale creato ad arte da uno studente esperto che ha assimilato benissimo la lezione dei maestri del genere in cui si cimenta. Proprio per questo non sarà risparmiato a nessuno qualche balzo sulla poltrona.

Maria Rita Maltese

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