Il nome del figlio. Il ritorno di Francesca Archibugi con una commedia doc

“Bernardo?” “È bellissimo, come Bertolucci?” “No, è il maschile di Bernarda”. Il nome del figlio ha inizio così da uno scherzo orchestrato, a regola d’arte, da Paolo, l’agente immobiliare che aspetta un figlio dalla moglie, scrittrice di successo originaria di Casal Palocco. In uscita nelle sale il prossimo 22 gennaio in 280 copie per LuckyRed, il nuovo film di Francesca Archibugi è prodotto dall’amico Paolo Virzì e interpretato, magistralmente, da Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Rocco Papaleo, Luigi Lo Cascio e Micaela Ramazzotti.

A cinque anni da Questione di cuore, il ritorno al cinema della regista è un affresco, divertente e sincero, sulla famiglia, sull’amicizia e sulla maternità, temi così cari all’autrice di Il grande cocomero da costituire quasi un leitmotiv della sua filmografia. I cinque protagonisti, rappresentati, secondo le intenzioni della Archibugi, come ritratti rinascimentali, sono ideal-tipi italiani di due generazioni, memori delle nuove nevrosi che i cambiamenti socio-culturali hanno comportato. C’è allora Paolo, il burlone quarantenne che architetta gli scherzi, Betta, la donna remissiva rimasta bambina, Sandro, l’uomo virtuale che twitta, Claudio, l’ambiguo e silenzioso, Simona, la “coatta”, ma pura romana che scrive libri per sembrare una donna intelligente. Due coppie sposate e un amico di vecchia data si riuniscono per festeggiare una nuova nascita, ma proprio la scelta del nome del nascituro sarà origine di litigi, di analisi politiche, rivelazioni, di scherzi e di ricordi. Il tempo, rispetto al lontano 1979, quando si riunivano nella villa di famiglia, per loro sembra non essere passato e la regista lo sottolinea con continui flashback, diversi solo per la scelta fotografica.

Il nome del figlio è la dimostrazione che quando il cinema italiano lavora con impegno e meticolosità, così come ci sembra abbiano fatto qui il cast artistico e tecnico, sa ancora realizzare opere di alta qualità, anche competitive dal punto di vista commerciale. Con alle spalle la pièce Le prénom di Alexandre De la Atellière e Matthieu Delaporte e una riduzione cinematografica, sempre francese, distribuita da noi con il titolo Cena tra amici, questa commedia vuole raccontare senza giudicare – come gli autori hanno sottolineato nel corso della conferenza stampa – due generazioni di amici e di fratelli nell’arco di quarant’anni. Davvero splendida la panoramica iniziale di Roma.

Alessandra Alfonsi

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