Mateo. L’arte come antidoto alla criminalità

Mateo, un sedicenne che vive in un quartiere povero e violento di una cittadina lungo la valle del fiume Magdalena in Colombia, aiuta lo zio materno a riscuotere il pizzo dai piccoli commercianti locali. Rimasto l’unico “uomo” dopo che la madre ha cacciato di casa il padre, sente il peso della responsabilità di mandare avanti l’economia della famiglia. La madre, che lavora in una cooperativa di donne, infatti, non guadagna abbastanza per consentire loro il giusto sostentamento. Ma Mateo, come altri suoi coetanei, prova anche un’ammirazione immensa per lo zio usuraio, visto come un uomo di successo, uno dei pochi che ce l’ha fatta ad uscire dalla povertà. Il ragazzo, però, non si pone domande morali sul come l’uomo abbia raggiunto questo benessere. In una società dove le istituzioni non operano in maniera adeguata per tutelare i cittadini, il crimine diventa l’unica legge ed il delinquente di turno la somma autorità. Le prospettive di Mateo subiranno una graduale inversione quando entrerà in contatto col coraggioso Padre David che, proprio in quella difficile realtà, ha costituito un gruppo di teatro all’interno della scuola. Spinto inizialmente dalla madre e convinto infine dallo zio che vuole spiare le mosse di Padre David, Mateo inizierà con riluttanza a frequentare il laboratorio teatrale.

In sala dal 22 gennaio, Mateo è il primo lungometraggio della giovane regista colombiana Maria Gamboa, nato da un incontro con Guido Ripamonti, attore regista e drammaturgo che, come il padre David del film, organizza presso il centro culturale Horizonte attività artistiche per sottrarre gli adolescenti colombiani alla vita di strada ed al crimine organizzato. Questo radicamento nella realtà del luogo e nell’esperienza quotidiana delle comunità viene reso dalla regista in modo molto efficace, mescolando lo stile documentaristico con la fiction. A quest’effetto contribuisce anche la spontaneità e la freschezza della recitazione che deve molto alla presenza di giovani attori alle prese con le prime esperienze professionali. Per il protagonista Carlos Hernandez, ad esempio, si tratta della prima partecipazione ad un lungometraggio cinematografico. Il film è stato presentano in vari festival internazionali ed ha vinto il grifone di cristallo ovvero il premio speciale al Giffoni film festival di quest’anno.

Maria Rita Maltese

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