Corri, ragazzo, corri. Per la Giornata della Memoria, la storia (vera) di un bambino ebreo di otto anni scampato dal ghetto di Varsavia

Un’estenuante fuga per la vita e un ritorno a casa dolorosissimo si specchiano nei primi anni di vita di Yoram Friedman, impressi prima in un libro e adesso in un film distribuito da Lucky Red il 26, 27 e 28 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria. Quasi mescolasse il viaggio di Abramo e quello di Ulisse, Corri, ragazzo, corri racconta di Srulik, un bambino ebreo di otto anni che, fuggito dal ghetto di Varsavia, si finge orfano polacco per salvarsi dalle truppe naziste; attraversa la foresta dell’indifferenza, chiede cibo in cambio di lavoro, cambia il suo nome in Jurek, passa di luogo in luogo, di famiglia in famiglia, stagione in stagione, usa l’intelligenza della mente e del cuore, e resta vivo come ha promesso al suo papà. Ma dimentica le proprie radici.

Presentato nella sezione Alice nella città del Festival di Roma 2013, il film di Pepe Danquart, un Oscar in curriculum per il cortometraggio Schwarzfahrer (1993), si focalizza sulla perdita di identità di un bambino che, a forza di fingersi altro da sé, non sa più riconoscersi. Perché la fame di vita di Jurek corre parallela all’annullamento della sua storia personale, del proprio nome e della propria religione, facendo palpare con mano la sofferenza di chi non ha diritto ad un posto nel mondo. Dell’omonimo romanzo di Uri Orlev, tradotto in quindici lingue e pubblicato in Italia da Salani, il regista tedesco ha mantenuto il target, quello di un pubblico di ragazzi vispi e cresciutelli. Il finale, dove incontriamo il vero Yoram Friedman, in Israele insieme alla sua famiglia, suggella il tema che, tra i tanti, sta più a cuore al regista.

Marco Chiani

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