Unbroken. La storia dell’eroe Louis Zamperini nel film di Angelina Jolie

Unbroken, prodotto e diretto dalla diva Angelina Jolie, è tratto da una storia vera anche se, in un primo momento, si stenterebbe a crederlo. Basato, a sua volta, su di un libro scritto da Laura Hillenbrand, il film racconta l’epopea di Louis Zamperini che, da figlio disagiato ed emarginato di italiani emigrati negli USA, diviene prima un eroe dello sport, partecipando alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, e poi un eroe di guerra, dopo due anni di prigionia in Giappone. Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio è il titolo del romanzo che riassume perfettamente anche la narrazione e lo stile del film della Jolie, una narrazione dall’andamento realmente epico perché è di un vero eroe che si sta parlando.

Nella parte iniziale, ci viene mostrato, tramite un abile espediente stilistico, il “romanzo di formazione” del giovane Louie: il passato del giovane viene fatto rivivere tramite flashback introdotti nei momenti in cui il protagonista, soldato nell’aviazione della marina militare, si trova in pericolo di vita. Come a dire, difronte alla morte, rivedi tutta la tua esistenza passata. Il tono glamour, da “favola che si avvera” nella parabola di Louie atleta olimpico, crea un interessante contrasto con il crudo realismo con cui vengono definite le sequenze ambientate nel presente bellico. I toni cupi, invece, scandiscono tutta la seconda parte in cui la resistenza del protagonista verrà messa a dura prova da torture ed atrocità. E la visione si fa pesante anche per lo spettatore, a causa di una certa lentezza e di una ripetitività ossessiva delle situazioni.

Come ogni eroe che si rispetti, Louie dovrà contrastare una demoniaca nemesi: il caporale Mutsushiro “The Bird” Watanabe, un inquietante ed ambiguo aguzzino che si accanirà con sadismo su di lui proprio in quanto campione olimpico e quindi simbolo di un successo che egli non riesce a raggiungere. Ma si ravvisa, in realtà, anche l’accenno ad una contrapposizione di civiltà: la democrazia americana che punta al fare del proprio meglio e al non arrendersi mai (“Se ci credo, ce la posso fare” come ripeteva al piccolo Louie il fratello Pete) e quella rigida del totalitarismo orientale per cui basta cadere una volta per essere considerati dei falliti. Il film mostra inoltre come il praticare uno sport possa servire da allenamento per superare le comuni difficoltà dell’esistenza e, nel caso di Louis Zamperini, sono prove estremamente dure e drammatiche.

Maria Rita Maltese

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