Silvio Muccino trova l’amore facendo il life coach (e un po’ imita Tom Cruise)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

C’è da augurarsi che alla fine si siano parlati, Gabriele e Silvio Muccino, i “fratelli coltelli” del cinema italiano. A dirla tutta, il minore dei due, Silvio, attore e regista di tre film, aveva provato a chiudere la contesa spiegando in un’intervista di qualche mese fa: «Gli auguro il meglio. Dall’anno scorso non l’ho più sentito, ma mi piacerebbe che la smettesse di comunicare attraverso Facebook e Twitter. Le questioni private devono restare tali». Gabriele, il maggiore, invece aveva continuato per un po’ sui social network, salvo poi pentirsi e chiudere i collegamenti, ma non prima di aver accusato su Twitter: «Fai un film su chi manipola le coscienze! E chi meglio di te, manipolato da 10 anni, conosce il tema che racconti! Il tuo film è di una signora che ti gestisce, come un ventriloquo il suo pupazzo».
Accidenti. Ora quel film, “Le leggi del desiderio”, esce nelle sale, giovedì 26, targato Medusa, in 400 copie. Se il titolo non suona nuovo, è perché esiste “La legge del desiderio” di Pedro Almodóvar; ma qui non si parla di omosessualità e il sostantivo plurale porta altrove il cuore della commedia romantica, a quattro anni dallo sfortunato “Un altro mondo”, sempre scritto, diretto e interpretato da Muccino junior. La signora di cui sopra è Carla Vangelista, scrittrice 60enne, sposata con il collega Luca Di Fulvio, e musa ispiratrice nonché stretta collaboratrice in materia di cinema e letteratura del 32enne attore-regista. Giovedì 19 Vangelista era seduta in platea, al cinema Adriano, dopo l’anteprima per la critica; ma non è salita sul palco insieme a Muccino, ai produttori Marco Belardi e Giampaolo Letta, ai quattro interpreti principali, che sono Nicole Grimaudo, Carla Signoris, Maurizio Mattioli e Luca Ward. Magari proprio per evitare nuove puntate della soap “Muccino vs Muccino”.
Nel film Silvio è Giovanni Canton, un adrenalinico e carismatico trainer motivazionale, in inglese si direbbe life coach, che insegna ai suoi gongolanti pazienti i modi per uscire dalla mediocrità e coronare i sogni. Capelli lunghi, barbetta, giacche sgargianti su gilet fantasiosi e piedi scalzi, lo showman irrompe sul palco ballando al suono di “Feelin’ Allright” di Joe Cocker. Teorizza: «Il desiderio è ciò che muove il mondo, è una fame che non si sazia mai». Desiderio di cosa? Lusso, potere, successo, piacere, fate voi.
Bello e impossibile, profeta o cialtrone a seconda dei punti di vista, anche un po’ stronzo, ma meno maschilista del torvo guru incarnato da Tom Cruise in “Magnolia”, non fosse altro perché lui, che si vanta di avere «storie solo con donne sposate perché più sono incastrate nel matrimonio e meglio è» (sarà un’allusione?), alla fine non risulterà poi così insensibile alle leggi dell’amore.
Muccino sintetizza così la genesi del film: «Stavo lavorando a una commedia romantica, ma stentavo a trovare un nesso con la realtà. Finché Carla Vangelista, dopo aver visto in rete un video sull’americano Anthony Robbins, non mi ha detto: “Ecco il tuo personaggio, un life coach”. Aveva ragione». Sono ormai migliaia, in Italia è particolarmente noto Roberto Re, i trainer motivazionali che praticano la cosiddetta programmazione neuro linguistica. Aggiunge il regista: «Il life coach è il figlio fortunato di questi anni di crisi. In un momento in cui molti faticano a superare frustrazioni e spaesamenti, questi signori offrono una risposta in chiave di para-scienza, propongono dei modelli “vincenti” ai quali aderire, stimolano l’autostima». Il rischio: «Trasformarci in ciò che non siamo. Cercare la visibilità. Ma dove comincia la maschera e finisce l’essere umano?».
Un po’ quanto succede ai tre pazienti che vengono scelti da Canton per un esperimento mirato, seguito personalmente da lui: un sessantenne fatto che ha perso il lavoro senza dirlo alla moglie in carrozzella; una trentenne sensibile e remissiva che ha una storia frustrante col potente capo sposato; una cinquantenne che lavora in Vaticano al servizio di un vescovo ma scrive di nascosto romanzi hot intitolati “Penetrami con forza” o “Paura di godere”. Chiaro che si strizza l’occhio a “Cinquanta sfumature di grigio”, definito «un fenomeno di costume, anche divertente»; benché Muccino, a differenza del sadico Mr. Grey, preferisca essere definito “l’ultimo dei romantici”, e infatti mostra pure una scena di “La vita è meravigliosa” di Capra per rendere più liliale l’insieme.
«In questo film parlo di una famiglia d’elezione che scopri, scegli e vuoi costruirti» confessa infine l’attore-regista, quasi parlando di sé. Come se la sua, di famiglia, fosse una cosa remota, di cui disfarsi, eclissandosi.

Michele Anselmi

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