Le leggi del desiderio. L’amore secondo Muccino Jr.

Volete realizzare i vostri desideri? Volete essere amati? Volete cambiare vita? Volete un lavoro, il successo e il vero amore? Volete risolvere i problemi attuali creati dalla crisi bancaria? Riparare – per riferirci alla triste attualità – i danni provocati da quei vandali olandesi alla Barcaccia del Bernini? Rivolgetevi ad un life coach. Sarebbe questa un’analisi sintetica, riduttiva, ma molto analitica di Le leggi del desiderio, l’opera terza di Muccino Jr., scritta insieme a Carla Vangelista e prodotta da MedusaFilm, nelle sale italiane, in circa quattrocento copie, il prossimo 26 febbraio.

Il ritorno al cinema di Silvio Muccino è una commedia romantica, a volte troppo, molto americana, concepita con le cadenze del metacinema. Un lungo show dove i protagonisti vincitori di un concorso bandito dal life coach Giovanni Canton, noto per il suo linguaggio e per la sua metodologia basati su “rispecchiamento” e “modellamento”, si confondono con i tre attori. Le storie di vita quotidiana, di una madre cattolica dallo stile impeccabile, di un romano “bonaccione” in cerca di lavoro e di una trentenne single disperata, interpretati rispettivamente da Carla Signoris, Maurizio Mattioli e Nicole Grimaudo, sono raccontate e analizzate dagli occhi di un giovane regista trentaduenne che a volte sdrammatizza – e le gag e i momenti comici sono la parte migliore – e altre si commuove e forse troppo: vedi il finale. In fondo, Le leggi del desiderio è una pellicola garbata, ben recitata e girata, che ha di italiano solo gli attori, riuscendo comunque a infondere nel pubblico un grande senso di speranza, necessario e vitale.

Alessandra Alfonsi

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