Joaquin Phoenix, “Doc” Sportello e le altre incarnazioni di un grande attore

In Vizio di forma, nelle sale da giovedì 26, Joaquin Phoenix interpreta Larry “Doc” Sportello, detective privato che, nella Los Angeles di fine Sessanta, viene contattato da tre persone per seguire altrettanti casi che hanno come denominatore comune la figura di un imprenditore edile. Doc si troverà coinvolto in una serie di investigazioni che lo porteranno a contatto con il più profondo spirito spirito americano del periodo. In questo magma di visioni segmentate e pseudo-oniriche, ad emergere con chiarezza è il ritratto di un Paese allo sbando, il cui Sogno si è annichilito definitivamente. Il fallimento ideale è intuito da Doc che diviene, in tal modo, quasi un personaggio sintesi di un’intera epoca.
È innegabile che la collaborazione con Paul Thomas Anderson abbia avuto delle ripercussioni infinitamente positive su Joaquin Phoenix, romanticamente attratto da personaggi tormentati e passionali. Nel 2012, The Master sancisce l’inizio del loro sodalizio creativo e rappresenta, probabilmente, il culmine della carriera di Phoenix: sguardo di ghiaccio, spalle inarcate, ghigno mefistofelico costantemente stampato sul volto, l’attore americano penetra i più oscuri meandri della psiche di freddie Quell, per restituirci il ritratto di un reduce gravemente ferito nel corpo e nell’anima.
Indietro nel tempo, il 2010 è l’anno del grande inganno. I’m Still Here di Casey Affleck è un mockumentary in cui Phoenix  racconta la propria vita a partire dall’annuncio dell’abbandono della carriera cinematografica e il passaggio all’hip hop. Resosi irriconoscibile durante tutto il periodo delle riprese, Phoenix è rimasto nel personaggio anche durante le sue apparizioni pubbliche, mantenendo il più gran riserbo sul progetto cinematografico, poi risultato un’interessantissima riflessione sul rapporto arte-vita, sulla maschera della recitazione e sulle derive dello show-business.
Altra collaborazione significativa è quella con James Gray, da cui viene diretto in cinque film, da The Yards (2000) a C’era una volta a New York (2013): nel bellissimo Two Lovers (2008), melodramma dalle atmosfere sospese, Phoenix si trasforma in Leonard, creatura notturna che, nei primi frame, riesce a tirarsi fuori dal buio gorgo a cui sembrava condannato. Un’altra delle sue vette attoriali.
Ma il ruolo che lo ha maggiormente iscritto nella memoria spettatoriale è, senza dubbio, quello dell’imperatore Commodo in Il gladiatore di Ridley Scott. Patricida e segnato da un’attrazione incestuosa nei confronti della sorella, Phoenix conquistò l’attenzione della critica e degli Academy che lo premiarono con una nomination come miglior attore non protagonista. Idiosincratico, timido, carismatico e misterioso, Joaquin Phoenix si è confermato, nel corso degli anni, un eccellente interprete, in grado di dar vita a personaggi irrazionali e debordanti.

Matteo Marescalco

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