Siamo diventati un popolo di decerebrati?

Alla Casa del cinema di Roma si è svolto di recente un interessante incontro con il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, organizzato dalla associazioni degli autori e dei documentaristi. Il ministro ha dato segni di “democraticità”, ascoltando paziente per due ore gli interventi dei singoli autori e infine rispondendo a ogni sollecitazione. Intanto ha ribadito che il famigerato FUS su cui vive gran parte della produzione cinematografica nostrana avrà più risorse che nel 2014, il che in tempi di tagli statali generalizzati è comunque un buon segno. Semmai resta sproporzionato il gettito per gli enti lirici (406 miloni di euro) contro solo 77 milioni di euro per le attività cinematografiche. Ma si sa che gli enti lirici godono di potenti protezioni, tra cui quelle di agguerriti sindacati che non si rendono conto di esagerare nel difendere posizioni di privilegio, secondo me oggi indifendibili. Nel mio intervento durante l’incontro ho posto il problema, urgentissimo,  di “educare” al buon cinema la platea giovanile, che fugge dalle pellicole migliori per affollare il peggio della produzione mondiale. Vi pare possibile che pellicole straordinarie come “Mommy”, “Timbuctu”, “Whiplash”, “Boyhood”, solo per citare alcuni titoli recenti, vengano disertate dal pubblico giovanile, pur avendo protagonisti proprio dei ragazzi? Neppure l’Oscar assegnato a “Ida”, altra pellicola bellissima, ha smosso i ragazzi. Gli stessi film qui elencati altrove segnano un grande successo. In Francia per esempio hanno incassato sino a dieci volte più che da noi. Siamo diventati un popolo di decerebrati? Forse sì. Ecco perché urge correre ai ripari, introducendo ad esempio la materia della cultura cinematografica nelle scuole, come avviene in numerosi paesi al di qua e al di là dell’oceano. Se ai ragazzini viene servito solo il piatto dei supereroi, dei vampiri e delle guerre spaziali… siamo proprio fritti.

Roberto Faenza

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