GARRONE, MORETTI & SORRENTINO: TRE ITALIANI IN GARA A CANNES 2015

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Vedi il caso. Nel giorno in cui “Mia madre” esce nelle sale italiane in 400 copie arriva da Cannes la notizia, in buona misura prevedibile, che il film di Nanni Moretti sarà sulla Croisette insieme a “La giovinezza” di Paolo Sorrentino e “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone. Tutti e tre in concorso, a comporre una pattuglia potente, varia e mediaticamente forte (non succedeva dal 1994). Il che la dice lunga anche sul rispetto di cui gode il regista di “Caro diario” presso il direttore Thierry Frémaux. Moretti forse è l’unico regista che può permettersi di fare uscire prima del festival i suoi film in patria. Cannes, come Venezia del resto, richiede, anzi esige, l’anteprima mondiale. Un tempo non era così, il meccanismo era più elastico, si poteva gareggiare anche se già usciti nel Paese d’origine; poi il culto inviolabile dell’esclusiva assoluta ha modificato le regole di selezione. Per tutti, ma non per Moretti: anche “Habemus Papam” e “Il Caimano” avevano già debuttato in Italia prima di passare sulla Croisette. Dice infatti Frémaux ai giornalisti francesi: «Il grande Moretti corre per una seconda Palma d’oro. Cannes non sarebbe Cannes senza di lui. Noi siamo fedeli a lui e lui lo è a noi. Come al solito il film esce in Italia prima del festival, ma voi non andate a Roma per vederlo».

Di sicuro il terzetto messo a punto è di quelli da “Nazionale del cinema italiano”. Infatti era già pronta una fotografia da dare alle agenzie, con i tre registi abbracciati, e sotto una dichiarazione congiunta. Vi si legge: «Siamo felici e orgogliosi di rappresentare l’Italia in concorso al prossimo Festival di Cannes. Siamo consapevoli che è una grande occasione per noi e per tutto il cinema italiano. I nostri film, ognuno a suo modo, cercano di avere uno sguardo personale sulla realtà e sul cinema; ci auguriamo che la nostra presenza a Cannes possa essere uno stimolo per tanti altri registi italiani che cercano strade meno ovvie e convenzionali».

Non gioirà Alberto Barbera, che sta cominciando a mettere a punto la selezione veneziana dovendo rinunciare a tre nomi mica male, in compenso potrà contare, come minimo, su “L’ultimo vampiro” di Marco Bellocchio. Ma l’Italia del cinema ha di che festeggiare. Sorrentino e Garrone, premiati proprio a Cannes nel lontano 2008 per “Il Divo” e “Gomorra”, portano due film ad alto budget, girati in inglese, zeppi di attori anglosassoni, da Michael Caine a Rachel Weisz, da John C. Reilly a Salma Hayek, pensati anche per il mercato internazionale, infatti i titoli originali suonano “Youth” e “Tale of Tales”; mentre Moretti con “Mia madre”, messa da parte la politica, prosegue il suo viaggio personale nelle strettoie dell’esistenza e nelle strade del lutto. Il terzetto diventa quartetto con “Louisiana”, altro film girato in inglese, che porta la firma del marchigiano Roberto Minervini: sarà nella sezione “Un certain regard”, dove la nostra Isabella Rossellini figura come presidente di giuria.

La giuria di serie A, invece, sarà pilotata dai fratelli Coen, habitué di Cannes e beniamini dei cinefili. E proprio alla cinefilia è dedicato il cortometraggio, ironico e affettuoso, che i registi di “Non è un Paese per vecchi” hanno preparato apposta per la 68ª edizione della kermesse francese, quest’anno illuminata da un manifesto col viso indimenticabile di Ingrid Bergman, madre di Isabella Rossellini.

Insomma l’Italia giganteggia e chissà che alla fine non ci scappi qualche premio pesante. Anche se la concorrenza è agguerrita sul fronte della gara. Qualche titolo? Gli americani “Carol” di Todd Haynes e “The Sea of Trees” di Gus Van Sant, i francesi “La tête haute” di Emmanuelle Bercot, “Deephan” di Jacques Audiard e “Marguerite et Julien” di Valerie Donzelli, il canadese “Sicario” di Denis Villeneuve, il cinese “Nie yin niang” di Hou Hsiao-Hsien, il greco “The Lobster” di Yorgos Lanthimos, solo per citarne alcuni, e la lista non è ancora completa (novità nei prossimi giorni). Ricco anche il versante dei fuori concorso, con due film molto attesi: “Irrational Man” del solito Woody Allen e il cartone animato “Inside Out” di Pete Docter, quello di “Up”.

Sarà proprio la francese Bercot ad inaugurare il festival, il 13 maggio, e la cosa suona come una piccola sfida lanciata a chi, negli anni scorsi, ha protestato con Frémaux causa scarsa presenza femminile. Polemica un po’ di retroguardia, ma in ogni caso il direttore, che giustamente detesta i “selfie” sul tappeto rosso, ha tenuto a precisare: «La scelta di questo film potrebbe risultare sorprendente, visti i parametri abituali che vengono applicati per la cerimonia d’apertura di Cannes. È però il segno di una chiara riflessione che ci ha portato a una partenza differente per il festival, insieme forte e commovente». Se lo dice lui…

Michele Anselmi

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