TATTI SANGUINETI SVELA “IL CERVELLO DI SORDI” (RODOLFO SONEGO SCENEGGIATORE)

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per “il Secolo XIX”

Che ci fa il nome di Alberto Sordi su una copertina Adelphi? Un po’ a sorpresa, l’esclusiva casa editrice pilotata da Roberto Calasso, quella di Citati e Arbasino, Manganelli e Landolfi, Croce e Sciascia (solo per restare ad alcuni italiani), ha dato alle stampe un volume di 588 pagine intitolato “Il cervello di Alberto Sordi. Rodolfo Sonego e il suo cinema”. Lo firma Tatti Sanguineti, cinefilo e saggista ligure nonché attore spiritoso a tempo perso, e proprio lui l’ha presentato venerdì 17, nella sua Savona, presso la libreria La Feltrinelli Point.
Il libro è dedicato a Claudio G. Fava e Luciano Vincenzoni, un critico eccentrico e uno sceneggiatore vorace, e c’è del vero in quanto scritto sul risvolto di copertina: «Una meravigliosa riserva di storie, di cui solo quel cacciatore solitario e ossessivo che è Sanguineti sembra conoscere tutti i segreti». Sonego, nato a Belluno nel 1921 e morto a Roma nel 2000, è uno dei grandi scrittori della cine-commedia italiana e non solo, benché non dei più noti. Sanguineti lo conosceva bene, per averlo intervistato a lungo negli anni, ricavandone quasi una “storia parallela” del cinema nazionale, ma senza lepidezze nostalgiche o affondi rancorosi. L’uomo era asprigno, poco dedito all’auto celebrazione o alla retorica dei tempi d’oro, allergico al cinema “militante” di pronto intervento politico, consapevole di pregi e difetti, anche delle toppe prese (non capì il talento di Bardot e Cardinale) oltre che delle infatuazioni (Mangano e Grace Kelly). E ancora: ex partigiano “rosso”, vignettista e disegnatore, gran affabulatore, appassionato di uova, genetica, geologia, cubismo e architettura; ma soprattutto “cervello” di Sordi, nel senso che fu lo sceneggiatore prediletto di Albertone.
Nell’arco di 46 anni, tra il 1954 e il 2000, i due fecero insieme 53 film tra lunghi e corti, tra realizzati e non accreditati: nel mazzo titoli come “Un eroe dei nostri tempi”, “Il vedovo”, “Il moralista”, “Una vita difficile”, “Il diavolo”, “Il disco volante”, “Contestazione generale”, “Bello, onesto, emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata”, “In viaggio con papà”, “Tutti dentro”, eccetera, senza dimenticare quel fenomenale episodio dei “Complessi” su Guglielmo il dentone…
Scrive Sanguineti: «I film della coppia Sonego-Sordi rotolarono via come per autoinseminazione, inseguendosi l’un l’altro come le stagioni del calendario». Lo sceneggiatore scrisse anche per altri, Mastroianni e Manfredi, Gassman e Tognazzi, ma con Sordi si stabilì il legame, non esclusivo, di una vita. «Sordi non è un uomo colto. Non ha letto i testi sacri, non gliene importa niente di niente. Ma ha un colpo d’occhio infallibile. Il suo giudizio è sempre immediato, fulminante. Un’entità biologica purissima, un animale del bosco che ci vede anche di notte. Una civetta, oppure un cobra, un falco». Così, in un’intervista, il bellunese parlava del romano. Aggiungendo: «Durante tutti gli anni che ho passato con lui non gli ho mai visto degli entusiasmi, non ho mai visto una luce diversa sul suo viso. Io e Sordi siamo molto amici, ma soltanto all’interno del lavoro».
Evidentemente Sordi, uno al quale non piaceva scrivere neppure una cartolina, con Sonego si sentiva al sicuro, come se solo quel comunista ispido venuto dal nord sapesse afferrare il senso della sua misteriosa, spiazzante follia… democristiana.

Michele Anselmi

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