Avengers: Age of Ultron. Il nuovo corso dell’Universo Marvel

Il 2005 è stato un anno fondamentale per i cinecomics: con Batman Begins, Christopher Nolan ha posto le basi per un nuovo approccio al mondo dei supereroi. Da quel momento, i film tratti dai fumetti della DC sono stati caratterizzati da una notevole introspezione psicologica dei personaggi, presentando eroi ambigui spesso rifiutati dalla società in cui operano, alle prese con problemi legati all’ identità, alla sottile linea di demarcazione tra Bene e Male. I film tratti dai fumetti Marvel, al contrario, si distinguono per un approccio più fracassone e spensierato, con particolare attenzione all’entertainment e da un grado di introspezione psicologica inferiore.

Negli ultimi anni, i registi che si sono accostati alla Marvel hanno realizzato una serie di crossover e di film team-up, segnati dalla presenza, nello stesso episodio, di più supereroi alleatisi per affrontare i nemici che minacciano di distruggere la Terra. Ecco delinearsi quello che è stato definito Universo Marvel. Ragion per cui, a differenza della scrittura degli adattamenti della DC, che ha mantenuto un carattere maggiormente legato allo sviluppo di una storia orientata teleologicamente alla risoluzione di tutti, o quasi, gli elementi in ballo, le trasposizioni Marvel sono state segnatate dallo sviluppo di modalità seriali, sottolineate dalla supervisione di autori provenienti dal mondo della televisione (Joss Whedon su tutti). La conseguenza, ovviamente, è che ogni episodio si pone come un tramite per il successivo e come un mero strumento per portare avanti la vicenda narrata.

In Avengers: Age of Ultron, i Vendicatori affrontano Ultron, intelligenza artificiale auto-cosciente progettata per aiutare a sventare le minacce che, tuttavia, a causa del suo intelletto superiore, si pone come obiettivo principale la distruzione del peggior nemico della Terra: l’essere umano.

Il vero dilemma del film sembra essere: ipertecnologica Stark Tower o modesta casetta nella prateria? Questo è il nucleo tematico ed iconico della maggior parte dei blockbuster degli ultimi anni, che si trovano a rifondare il proprio statuto «dopo l’entrata massiccia dell’interfaccia digitale in ogni stadio del processo filmico», e che Whedon esemplifica con quest’immagine netta. In un cinema che porta sempre più in scena il mondo multimediale e digitale con gli stessi mezzi, non disdegnandone la stessa penetrazione, la mutazione binaria è mediata dai corpi attrazione dei suoi protagonisti. Così come «Tony Stark, ferito nel corpo, sopravvive grazie all’autoinnesto della macchina, rinascendo come Iron Man, il supereroe multimediale per eccellenza», anche J.A.R.V.I.S., ferito nella “coscienza”, rinasce a partire dal suo innesto nell’androide nato da cellule umane, Visione.

Avengers: Age of Ultron, oltre a scontri e a botte da orbi, porta in scena la dialettica tra passato e futuro del cinema americano, che si risolve in una inevitabile fusione. É il nuovo corpo umano rinato e mediato dalle tecnologie digitali che consente la sopravvivenza della Terra.

Matteo Marescalco

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