Copkiller. Il mio primo film americano con Harvey Keitel e John Lydon

È appena uscito per la prima volta in DVD in Italia, dopo 30 anni, il mio primo film interamente americano (il secondo è stato pochi anni fa, Un giorno questo dolore ti sarà utile). L’ho girato a New York nel 1983, in un’estate incredibilmente sotto 30 centimetri di neve. In Italia questo film praticamente non è mai uscito in sala, perché quando avrebbe dovuto essere distribuito dalla Gaumont, la casa franco-italiana aveva appena chiuso i battenti. È invece uscito con un considerevole successo in America (col titolo Corrupt), in Inghilterra (col titolo Order of Death, lo stesso del romanzo di Hugh Fleetwood al quale è ispirato), in Germania e numerosi altri paesi quasi sempre con un titolo diverso.

Copkiller è diventato presto una pellicola di culto per quella insolita accoppiata di protagonisti, Harvey Keitel e John Lydon, più noto come Johnny Rotten, l’iconoclastico leader dei Sex Pistols. Spesso mi chiedono come mi è venuto in mente affidarmi a un simile personaggio. Basti dire che essendo da poco morto per suicidio il suo compagno di band Sid Vicious, nessuna compagnia l’ha voluto assicurare. Abbiamo deciso di rischiare la pelle e abbiamo iniziato le riprese senza assicurazione. Un rischio che credo nessuna produzione al mondo abbia mai corso. E non ci siamo pentiti, perché John è stato di un professionismo impeccabile: mai un ritardo sul set, mai un problema, mai una discussione. Unico neo di un così eccellente comportamento, il suo ruttare e sputare davanti a tutti quotidianamente e senza freni. La sua interpretazione è stata davvero straordinaria, anche perché il ruolo del giovane psicopatico che si accusa di delitti seriali nella metropoli americana e che pedina un poliziotto corrotto, il quale poi lo sequestra e sevizia in un attico di Manhattan… era perfettamente in linea col suo stesso personaggio. La performance fu talmente singolare che molti registi, dopo aver visto il film, gli proposero altri ruoli. Persino Martin Scorsese, che ci ospitò a pranzo a casa sua durante le riprese. Nonostante eccellenti proposte, John sino ad oggi le ha respinte tutte. Gli ho chiesto perché. Risposta: accetterebbe solo di interpretare il suo stesso ruolo, un po’ come appunto è stato con Copkiller.

L’altro personaggio di culto del film è Harvey Keitel. Con lui ho fatto conoscenza (che non auguro a nessun collega) con il rigore “fondamentalista” dell’Actors Studio (di cui Harvey oggi è co-presidente con Al Pacino e Ellen Burstyn, altra attrice che di recente ha lavorato con me). Per interpretare il ruolo del poliziotto, Harvey è stato settimane in un distretto di polizia, arrivando al punto di pattugliare insieme ad alcuni poliziotti che gli servivano da guida. Il suo credo è che non puoi recitare un ruolo se non “sei” quel ruolo. Non tutti la pensano così. Marcello Mastroianni per esempio pensava che per recitare non bisogna essere, ma fingere. E la mitica Sylvia Sidney, altra interprete di Copkiller, lei che aveva recitato per Fritz Lang e Hitchcock, un giorno si indispettì per quel metodo che non condivideva e disse a Harvey: “scusami amico, ma secondo te se dovessi recitare il ruolo di una puttana, il giorno prima dovrei andare a battere?” Anche la performance di Harvey risultò magistrale. Fu la prima volta che interpretava il ruolo di un poliziotto e servì poi da modello al Cattivo tenente di Abel Ferrara. Pensate che una sera accendo la tv e vedo Harvey in una scena di Copkiller. Strano, penso, non mi risulta che sia programmato stasera. Non era il mio film, ma quello di Ferrara. La scena era così identica a una di Copkiller, da rasentare il plagio. Poi ho letto una dichiarazione di Abel, il quale diceva appunto di avere ammirato quel mio film.

Concludo con una sintesi di varie recensioni, che credo possano interessare.
Variety: “Harvey Keitel interpreta un personaggio meravigliosamente ambiguo. Tuttavia la più grande sorpresa del film è Lydon, meglio conosciuto come Johnny Rotten, il leader dei Sex Pistols”.
The New York Times: “Con il suo sadomasochismo, lo scambio di identità, i suoi dubbi sulla colpa e sulla complicità e con l’interpretazione di una rock star, Johnny Rotten dei Sex Pistols, Copkiller ha la forza di Performance”.
Village Voice: “Straordinario debutto sullo schermo di Johnny Rotten, sulla strada di John Lennon, Mick Jagger, David Bowie”.
Time Out: “Un thriller che fa venire i brividi grazie ad alcune scene di torbida violenza”.
TNT Village: “Un film poco conosciuto di Roberto Faenza, giustamente diventato un cult movie per gli appassionati del poliziesco italiano anni ’70-’80. E forse anche Abel Ferrara gli deve più di un debito”.
Morando Morandini (Il Giorno): “Il più bel film Americano mai girato da un regista italiano”.
Dal Dizionario Morandini: “Poliziotto duro, maniaco dell’ordine (e un po’ corrotto) sequestra giovane orfano masochista, psicopatico, dilaniato da un forte complesso di colpa. Girato in inglese negli USA, l’intenso racconto ha ambizioni di parabola etica sui temi dell’innocenza e della colpa, dell’ordine e della giustizia”.

Roberto Faenza

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