TOH CHI SI RIVEDE? MEGAN GALE DIVENTA UN’AMAZZONE PER MAD MAX

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Diciamo la verità: chi non ricorda Megan Gale? Per sette anni, dal 1999 al 2005, la fotomodella australiana fu volto e corpo di Omnitel in una serie fortunata di spot, prima in Italia e poi in Gran Bretagna. Mica male la ragazza. Apparve sul finire degli anni Novanta, al suono di “Believe” di Cher, in una pubblicità intitolata “Casino”: non c’entrava nulla coi telefoni cellulari, e proprio per questo funzionò. Lei, maschera da carnevale in stile “Eyes Wide Shut” e fisicaccio strizzato in un sexy-abito da sera, entrava in un sontuoso palazzo veneziano e colpiva al cuore lo stagionato Alain Delon. Gli italiani non furono da meno. Megan Gale, un po’ come Kasia Smutniak e poi Belén, era dappertutto. Nel 2001, all’apice del successo pop, Raffaella Carrà la volle accanto a sé per presentare il Festival di Sanremo.

Quasi tre lustri dopo, oggi ha quasi 40 anni, lei torna a far parlare di sé per un crudo film, di genere action-fantasy, che passa a Cannes e subito dopo, il 14 maggio, esce nelle sale italiane. Si chiama “Mad Max – Fury Road”, e se il titolo non suona nuovo è perché il regista George Miller risuola la trilogia post-apocalittica che lo rese famoso negli anni Ottanta chiamando Tom Hardy a sostituire Mel Gibson nel ruolo dell’avventuriero spacca tutto Max Rockatansky. Non che Megan Gale sia la protagonista, l’eroina della storia è un’irriconoscibile Charlize Theron, ma l’ex modella australiana fa Valkyrie, un’amazzone guerriera che spara, picchia e uccide nel mezzo di lande desolate, desertiche, in un futuro prossimo venturo.

Le foto di scena la restituiscono fiera e ardita, vestita di stracci, il viso sporco di unto, con in mano un Winchester e la cartucciera a tracolla. Magari Miller ha voluto risarcirla: avrebbe dovuto essere Wonder Woman in “Justice League of America” ma poi il film saltò. O forse tra australiani si intendono, benché lei viva più a Lugano, Svizzera, che nella sua Perth.

Certo sembrano lontani i tempi in cui movimentava i sogni degli italiani, al punto da essere ingaggiata in qualche cinepanettone di De Laurentiis per interpretare pigramente se stessa, neanche troppo spogliata in verità. Poi, tra un contratto con Lepel e uno per l’Oréal, la fanciulla prestò la propria immagine per una serie di campagne a sfondo sociale, pure una promossa dal Comune di Milano contro l’imbrattamento di muri e palazzi.

In patria, dove si diletta a suonare il “didgeridoo”, ancestrale strumento a fiato, ha difeso i diritti degli aborigeni, continuando a condurre in tv trasmissioni tipo “Body Work”. Già: il corpo va scolpito e “lavorato” se vuoi restare a galla nello show-business senza cambiare i connotati del volto com’è successo a Nicole Kidman. Megan Gale lo sa: tanto più dopo aver sposato il giocatore di football Shaun Hampson, un gigante più giovane di 13 anni, dal quale ha avuto l’anno scorso il figlio River.

Michele Anselmi

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