Tomorrowland, verso l’infinito e oltre!

«Verso l’infinito e oltre!». Nulla più della famosissima frase pronunciata da Buzz Lightyear nel 1995 sembra essere adatto a descrivere e a trasmettere il ventaglio di sentimenti generato da Tomorrowland e dall’attività creativa degli studi Pixar alla cui grande cucciolata appartiene il regista Brad Bird. Negli anni, la tecnologia Pixar ha compiuto passi da gigante riuscendo a mantenere intatto un cuore pulsante ben protetto sotto l’involucro dell’interfaccia digitale. In netto anticipo sul cinema live action, la compagnia acquisita e resa indipendente da Steve Jobs ha configurato nel cinema di animazione il passaggio da analogico a digitale non solo da un punto di vista tecnico, ma anche narratologico, concentrandosi sulla trattazione di argomenti legati ai valori dell’identità e dell’amicizia, ai passaggi cruciali della crescita e dell’abbandono, ad apologie della diversità e della fede in se stessi e nei propri sogni. Caratteristiche che uno dei principali registi della scuderia Pixar ha mantenuto nel suo secondo lungometraggio in live action.

Dal primo all’ultimo minuto, Tomorrowland sembra essere la trasposizione non ufficiale del libro La singolarità è vicina, pubblicato nel 2005 da Ray Kurzweil, informatico teorico dell’evoluzione tecnologica. La singolarità è descritta come un periodo futuro in cui il tasso di innovazione tecnologica sarà così elevato ed il suo impatto a tal punto profondo da trasformare irreversibilmente la vita. La singolarità si compirà nel momento in cui il nostro cervello (con la relativa attività elettrica e, soprattutto, chimica) potrà essere installato su di un substrato computazionale, i cui circuiti elettronici sono milioni di volte più veloci dell’attività neurale umana. Facendola breve, il risultato del processo, dopo l’Ethan Hunt dal corpo attrazione ma dallo sguardo multimediale di Mission Impossible – Protocollo Fantasma, sarà l’esatto opposto: il corpo umano sui generis che rinasce, in virtù di numerosi apporti nanotecnologici, traghetterà, viceversa, verso un substrato robotico animato da sentimenti umani.

La fusione uomo-tecnologia e la nascita di nuovi orizzonti percettivi ed esperienziali sembra essere inevitabile. Per alcuni, tutto questo potrebbe portare al dominio della tecnologia sull’uomo ed alla conseguente fine del mondo. Per altri, probabilmente i più ottimisti o, semplicemente, i più fiduciosi nel genere umano, la rivoluzione verso il raggiungimento dell’ideale è ad un passo.
Brad Bird sostiene l’innesto tecnologico a fin di bene, schierandosi dalla parte degli ottimisti. A patto che l’universo sentimentale ed emozionale continui ad essere il motore dello sviluppo di un nuovo genere umano. Senza dimenticare che, sulla scorta dell’insegnamento di Steven Spielberg, ognuno di noi, se animato dalla giusta dose di fiducia ed entusiasmo, può essere protagonista di eventi fantastici che ci attendono dietro l’angolo. Basta crederci. E, naturalmente, girare l’angolo.

Matteo Marescalco

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