Fuorigioco. Il lavoro dopo i quarant’anni

Colpa di un “gomblotto”, come si dice qui a Roma quando in ambito calcistico vengono fischiati inesistenti fuorigioco? Colpa della crisi? O dell’età? Ma la vita sociale di Gregorio Samsa inizia lentamente a vacillare per essere poi stravolta e annientata con la perdita del lavoro. Dal 3 giugno al cinema, distribuito da Stemo Production, in pochissime copie (non superano la decina i capoluoghi che hanno in programma la pellicola), arriva Fuorigioco, l’opera prima di Carlo Benso, prodotta da RioFilm con Toni Garrani e Crescenza Guarnieri. Fortissima l’influenza letteraria e teatrale, a partire dal nome del protagonista: Gregorio Samsa, lo stesso del protagonista di La metamorfosi di Kafka. E la citazione dello scrittore dell’angoscia non è affatto causale perché il protagonista subisce una vera e propria metamorfosi – nelle intenzioni iniziali, secondo quanto affermato in conferenza stampa, vi erano anche sequenze con scarafaggi – quando perde il posto di lavoro che gli aveva per lungo tempo assegnato un ruolo sociale.

Con colori intensi e reali, il regista ha voluto fotografare la disperazione di un uomo over 40 senza più un ruolo e un posto sociale che diventa semplicemente il bersaglio di un sistema impazzito. Realizzato anche in collaborazione con l’ATDAL, l’associazione nazionale per la tutela dei diritti dei lavoratori over 40, il film, unendo l’ambito sociale e cinematografico, si propone proprio di dare risalto al problema della disoccupazione degli over 40 e del loro reinserimento nel mondo del lavoro. Un punto di partenza per un sequel sulla vita dell’associazione.

Alessandra Alfonsi

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