Sei vie per Santiago: pellegrini on the road

Per Fede o per Turismo, per Libertà o per Solitudine. È tra queste molteplici motivazioni che camminano i protagonisti di Sei vie per Santiago, docu-film della regista e produttrice americana Lydia B. Smith, vincitore di molti festival internazionali tra cui l’American Documentary Film Festival 2013 e l’Hollywood Film Festival 2013. Un documentario on the road, passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, che pedina e accompagna per circa un mese un gruppo di pellegrini di varia nazionalità ed età (dai 7 ai 73 anni).

C’è Misa, una giovane sportiva danese che, partita per un viaggio in solitaria, si ritrova a non poter fare a meno della compagnia di un ragazzo dieci anni più giovane di lei; c’è Sam, brasiliana, 30 anni, che soffre di depressione; Tatiana, una madre single francese di 26 anni, che affronta il Cammino accompagnata da Alexis, fratello ateo, e dal figlioletto di appena tre anni; Tomas, 30 anni, bello, affascinante e atletico; Annie, da Los Angeles, mossa da ragioni spirituali; Wayne, 65 anni, che cammina per onorare la memoria della defunta moglie. Sei vie verso Santiago, dunque. Ma in realtà ce n’è pure una settima: la via del film.
Se le vie del Signore sono (in)finite, qual è la via del docufilm di Lydia B. Smith? Quale via trova, intraprende, percorre? Sei vie per Santiago è un film che percorre più vie e viottoli, ora con passo deciso e sincero, ora con passo incerto e moralistico. Lydia B. Smith sceglie di non sposare nessuna “via” tra quelle intraprese dai sei protagonisti, ma dal voler restare neutrale finisce per ristagnare in un anonimato che cerca di salvarsi in corner nella più classica morale cristianeggiante, nella quale lo sguardo (inevitabilmente) si fa spirituale e un po’ ascetico.

Il documentario rimane eterogeneo e allo stesso tempo disomogeneo anche dal punto di vista registico, alternando passaggi (ad esempio alcune riprese aeree) in cui, nonostante la matrice indipendente, si palesa una qualche disponibilità di mezzi tecnici e non solo, ad altri in cui domina la macchina a mano. Panorami idilliaci dotati di una meravigliosa fotografia si intervallano ad altri in cui la fotografia si sfalda, abbandonandosi completamente all’osservazione nature dei sentimenti dei protagonisti.

Sei vie per Santiago è dunque un buon documentario, senza dubbio, di quelli che fanno presa soprattutto su chi crede in Dio, su chi ha già sperimentato il Cammino o su chi ha intenzione di affrontarlo. Un documentario che mette a fuoco come Turismo e Fede camminino oramai con le stringhe degli scarponi legate, in un risultato interessante, ma di poco superiore ad alcuni bei servizi d’approfondimento di Tv7 o dell’intellettuale Rai Tre notturna.

Tommaso Tronconi

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