Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet. Jeunet sbeffeggia l’America con una favola ammonitoria

Negli anni Ottanta, il giovane Jean-Pierre Jeunet prendendo ispirazione dai più grandi, Kubrick in particolare, decise che nel cinema la forma deve essere importante almeno quanto il soggetto narrato. E così iniziò un viaggio straordinario alla ricerca di una cinematografia studiatissima sotto ogni aspetto tecnico: le scenografie, i costumi e la caratterizzazione dei personaggi. Più recentemente i lavori di Wes Anderson sembrano aver portato avanti il discorso agli stessi livelli di riuscita, ma nel cinema di Jeunet c’è qualcosa di ancor più fresco e genuino: l’infantile stupore. Così, dopo gli esordi gotici (La città perduta, Delicatessen) e dopo il successo internazionale di Amélie, a cui sono seguiti progetti più modesti ma non di peggior fattura, Jeunet torna al suo cinema degli esordi, realizzato a misura di bambino, con i ritmi e i personaggi tipici della propria cifra stilistica.

Ispirato a Le mappe dei miei sogni di Larsen, Lo straordinario viaggio di T.S Spivet sembra voler essere una semplice e molto americana favola ammonitoria per ragazzi tentati dalla fuga di casa, ma nasconde delle finezze e sfumature non di poco conto. Portando avanti il proprio discorso, Jeunet intavola un palese riferimento a Il favoloso mondo di Amélie: il protagonista, l’esordiente Kyle Catlett, è sostanzialmente la sua versione maschile e in fase prepuberale. Ma come l’avventura di T.S Spivet, nella sua traversata da una costa all’altra degli Stati Uniti, si evolve, diventa sempre più fortemente, sopratutto nel capitolo finale, una ammonizione nei confronti della società americana, il sistema scolastico, la comunità scientifica e infine i media, che ormai governano incontrastati. Proprio quel sistema porterà T.S a mentire a fin di bene e a compiere il suo viaggio per ricevere un prestigioso premio per una invenzione meccanica ispirata al moto perpetuo.

Ad accompagnare Jeunet in questa avventura oltreoceano, anche in formato 3D, c’è una star su tutte: Helena Bonham Carter nel ruolo della madre, una entomologa e massaia con pochi grilli per la testa. Il film ospita puntualmente l’attore feticcio di Jeunet, Dominique Pinon, in un ruolo divertente e un’altra attrice di culto alleniano, Judy Davis. Il giovane e prodigioso T.S si sposta in un’America che è un’illustrazione da vecchi libri per bambini, ma il sapore è quello di una commedia adulta che si mescola al dolciastro di Amélie e al lirico di Una lunga domenica di passioni. Un piccolo capolavoro inspiegabilmente non distribuito in Italia per oltre due anni dalla sua uscita.

Furio Spinosi

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