IL RE SOLE E LA GIARDINIERA CONTADINA: UN PO’ DI CAOS FA BENE ALLA VITA DI CORTE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

«Avete sposato un vaso» ironizza il famoso e infelice architetto di corte André Le Notre nell’esaminare la bella e volitiva giardiniera Sabine De Barra. I due paiono non prendersi al primo incontro, invece già si piacciono: senza saperlo, naturalmente. Siamo nel 1682, in Francia, il Re Sole sta spostando la residenza a Versailles ed esige meraviglie: fontane, labirinti, teatri all’aperto. La donna, che custodisce un doloroso segreto, sa come prendere il sovrano, appena rimasto vedovo della giovane sposa; mentre l’architetto, illuminato da quella campagnola aggraziata e imperturbabile, fa i conti con le miserie del proprio matrimonio con un’aristocratica che lo tradisce allegramente. La travagliata costruzione di una rivoluzionaria sala da ballo “en plein air”, oggetto di sabotaggi e incidenti vari, farà il resto.
Ricostruita in Inghilterra per risparmiare sul budget, la Francia di Luigi XIV è sfondo storico suggestivo quanto sfocato. Sarà perché “Le regole del caos”, film riuscito e toccante, pure profondo e avvincente, è talmente british, per facce, colori e ambienti, da riportarci subito dall’altra parte della Manica. Doppiato in italiano, l’effetto si attenua.
Specializzato in parti da “cattivo” (chi non lo ricorda Sceriffo di Nottingham in “Robin Hood” con Kevin Costner?), il quasi settantenne attore Alan Rickman, alla sua seconda regia dopo “L’ospite d’inverno” del 1997, si ritaglia qui, sul filo di un amabile manierismo, anche il ruolo del re potente ma con una gran voglia di togliersi il parruccone e meditare in un frutteto di pere sulle strettoie dell’esistenza; mentre l’imbiondita Kate Winslet e il capellone Matthias Schoenaerts si studiano e imparano ad amarsi, plasmandosi a vicenda come piante in cerca di un salutare caos capace di sovvertire regole estetiche e sentimentali. Se il titolo originale recita “A Little Chaos”, quello italiano ispessisce il sapore dell’apologo, girato con aggraziato pollice verde e senso della tragedia incombente. «Pazienza, cura e un po’ di sole» raccomanda Sabine: vale sia per i fiori sia per gli esseri umani. L’attrice di “Titanic” porta con sensuale piglio una certa burrosità fisica di taglio contadino, e tutti facciamo il tifo per lei: così ruspante e fiera tra le incipriate cortigiane dedite al pettegolezzo.
Modelli possibili di riferimento? “Vatel” di Roland Joffé e “La cuoca del presidente” di Christian Vincent, perché simile è il cuore drammaturgico, benché in entrambi sia il cibo a scuotere le convenzioni del Palazzo. Oppure “Ridicule” di Patrice Leconte, dove l’olezzo di corte si sente davvero. Al cinema dal 4 giugno.

Michele Anselmi

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