Vulcano – Nelle sale l’Orso d’Argento della Berlinale

Se fosse un quadro, nonostante la diversa ambientazione, Vulcano di Jayro Bustamante sarebbe Due donne tahitiane sulla spiaggia di Paul Gaugin. L’Orso d’Argento della 65ma Berlinale, distribuito in Italia da Lucky Red, è la rappresentazione cinematografica di un’umanità selvaggia, silenziosa e cristiana, resa tuttavia con colori più opachi e spenti rispetto ai personaggi delle tele di Gaugin. Protagonista è, infatti, una famiglia povera e disincantata di contadini che lavora in una piantagione di caffè alle pendici di un vulcano attivo in Guatemala. E come in una comunità ancestrale, dove credenze e religioni sono fortemente radicate e venerate, le loro speranze sono affidate ad un matrimonio combinato e non voluto.

Ma a guastare le sorti dei “Malavoglia” del Guatemala c’è una storia d’amore, segreta e fasulla, tra Maria e Pepe, un contadino che sogna di fuggire negli Stati Uniti e che lascerà incinta la ragazza. Nonostante l’inatteso evento, questa famiglia povera e pura sa accettare la gravidanza. Ed ecco allora i primi e primissimi piani di Maria che nuda è accarezzata dalla madre mentre attende il nascituro. Vulcano, meritatamente, ha conquistato l’Orso d’Argento della Berlinale perché con naturalezza racconta le vicende di una comunità maya. La pellicola è stata girata, infatti, interamente sugli altopiani del Guatemala, la terra dei Maya dove Bustamante ha trascorso la sua infanzia. E dove sono ancora presenti gravi problematiche sociali come l’ elevato tasso di discriminazione e, in particolare, è aumentato il numero di minori impiegati nei conflitti armati. Oltre a questa problematica, il regista ha voluto focalizzare la sua attenzione sul dolore delle madri e delle donne indigene, simboleggiate in questa pellicola dagli abbracci di donne che accarezzano la maternità.

Alessandra Alfonsi

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