“LA REGOLA DEL GIOCO” O LA MACCHINA DEL FANGO? STORIA DI GARY WEBB, IL REPORTER ODIATO DALLA CIA

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Qui da noi si chiama “La regola del gioco”, come il classico di Jean Renoir del 1939. Solo che parla d’altro: di giornalismo da Pulitzer e da vigliacchi, di “macchina del fango”, di affari sporchi condotti dalla Cia sotto la presidenza Reagan, di un pezzo di storia americana a lungo rimosso. Non a caso una battuta che echeggiava in una sequenza poi tagliata al montaggio (ma la si può vedere su YouTube) recita: «La realtà è un’informazione riservata».
In originale “Kill the Messenger”, il film di Michael Cuesta, classe 1963, regista di toste serie tv come “Dexter”, “Homeland” e “Blue Bloods”, appartiene al grande filone cine-giornalistico che annovera titoli notevoli. Qualche esempio? Da “Tutti gli uomini del presidente” a “Dentro la notizia”, da “The Insider” a “State of Play”. Il reporter coinvolto in una storia più grande di lui, incerto sul da farsi, fedele alla causa ma pressato dalle minacce, mentre i poteri forti orchestrano il contrattacco per sputtanarlo, in questo caso con l’aiuto di altri giornalisti, invidiosi o collusi.
La vicenda è tragicamente vera, anche se riscritta con qualche libertà romanzesca. E purtroppo la fine è nota: Gary Webb, il vero protagonista dell’inchiesta che rivelò sul piccolo quotidiano “San José Mercury News” dettagli imbarazzanti sull’operazione Irangate-Contras, fu trovato morto nel 2004, ucciso da due colpi di pistola alla testa, dopo essere stato lasciato dalla moglie e ormai senza lavoro da anni. Si parlò di suicidio, benché quei due colpi sollevassero più di qualche dubbio sulla dinamica.

“Dark Alliance” era il titolo della scottante inchiesta pubblicata nell’agosto del 1996 dal quotidiano californiano sul quale scriveva Webb. Alleanza malefica oltre che oscura, voluta nel biennio 1985-’86 dal presidente Reagan per aggirare le indicazioni del Congresso e finanziare i gruppi detti “Contras” utilizzati per abbattere il governo sandinista in Nicaragua. Di fatto i proventi della droga spedita a tonnellate negli Stati Uniti furono reinvestiti dalla Cia, in una sorta di corridoio aereo parallelo nascosto alla Dea, per armare quei gruppi paramilitari sotto la regia del famigerato colonnello Oliver North, detto “Ollie”.

Webb, sposato felicemente e padre di due figli, si ritrova un po’ per caso coinvolto nello scandalo: grazie a un dossier segreto fornito dalla “pupa” di un trafficante finito in carcere, il reporter comincia a indagare su forme e modalità di quella strana alleanza, volando perfino in Nicaragua, trovando riscontri e prove, e a quel punto l’inchiesta fece il giro del mondo. Decisa “ai piani alti”, parte la controffensiva, pilotata dalla Cia ma condotta, in chiave di sputtanamento progressivo, da tre grandi giornali presi alla sprovvista dallo scoop: “The New York Times”, “The Washington Post” e “The Los Angeles Times”. Del resto, Webb nascondeva qualche scheletro nell’armadio, una storia di corna alle spalle subito rinverdita per fermarlo; e la mancanza di una fonte interna a Langley fece il resto. Anche il suo giornale presto lo mollò, spaventato dalla dimensione internazionale degli eventi, e quando la verità venne a galla, per stessa ammissione della Cia, tutto passò in secondo piano: il clamore dello scandalo sessuale Lewinsky-Clinton si impose sulle prime pagine…

“La regola del gioco” è un film classico, teso, un po’ prevedibile, in bilico tra ricostruzione dei fatti, logiche redazionali e sottotesti allegorici. Webb, incarnato con piglio grintoso e umanissimo da Jeremy Renner, già “sminatore” impazzito di “The Hurt Locker”, mette insieme i tasselli del puzzle non capendo bene, sulle prime, se qualcuno lo sta manovrando e perché. Ma il quadro diventa via via chiaro e non resta che pubblicare, a quel punto. Eppure un uomo della Sicurezza nazionale, finito come lui nel tritacarne mediatico anni prima, l’aveva avvertito: «Alcune storie sono troppo vere per essere raccontate».
Cast zeppo di partecipazioni speciali, da Andy Garcia a Ray Liotta passando per Paz Vega, buona ricostruzione d’ambiente attenta ai dettagli: Webb, pur nato nell’Indiana, aveva un culto per auto e motociclette inglesi della Triumph. In patria “La regola del gioco” ha incassato meno di 3 milioni di dollari, nulla. Magari andrà meglio nella vecchia Europa. Nelle sale dal 18 giugno targato Bim.

Michele Anselmi

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