RUTH & ALEX, OVVERO L’AMORE QUANDO FATICA A FARE LE SCALE

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Sembra un po’ la versione etero e meno amarognola de “I toni dell’amore”: anche lì un appartamento da vendere per stabilirsi altrove metteva a dura prova una coppia stagionata, in quel caso gay. Morgan Freeman e Diane Keaton si cuciono qui addosso i due ruoli, ben doppiati nella versione italiana da Angelo Nicotra e Melina Martello.
Si vede che vanno sul sicuro nei duetti in forma di affettuosa schermaglia: lui con quella bella faccia che sprizza virile disincanto e la mano sinistra offesa da un vero incidente d’auto; lei distratta, col solito baschetto “alleniano”, gli occhiali tondi e i pantaloni ampi a vita alta che fanno tanto intellettuale newyorkese. Tuttavia il film, diretto dall’inglese Richard Loncraine, non è banale, offre qualche spunto di interesse sociologico, sfrutta con la giusta ironia la presenza di Cynthia Nixon, già tra le fanciulle “Sex & the City”. Semmai risulta un po’ prevedibile, benché queste storie sulle coppie agé e l’amore resistente veleggino sempre sul crinale tra tenerezza e tragedia, e speri in cuor tuo che nessuno alla fine muoia.
La vicenda? Anziana coppia liberal, mista e senza figli, ma con cagnolina malata che ha bisogno di un intervento chirurgico da 10 mila dollari, decide di vendere l’ameno appartamento a Brooklyn con terrazzo e orticello acquistato quarant’anni prima, perché la vita costa troppo e la mancanza dell’ascensore ormai si fa sentire. Alex è un pittore sfortunato: nero e orgoglioso; Ruth è una ex insegnante di letteratura: ebrea e impertinente. Per sposarsi, tanti anni prima, dovettero infrangere qualche tabù e pregiudizio, in chiave “Indovina chi viene a cena?”.
Alla fine, dopo giorni infernali tra visite moleste, rialzi inattesi e chiacchiere con ragazzine argute, forse decideranno di restare lì o forse no. Mentre un sinistro rumore di fondo che viene dalla tv evoca un possibile attentato islamista per sventare il quale si dà la caccia a un poveraccio probabilmente innocente.

La canzone “Have I Told You Lately” di Van Morrison scandisce, con sicuro effetto romantico/nostalgico, la buffa progressione degli eventi, tra flashback utili a spiegare l’antefatto e battute frizzantine sul tempo che passa e i soldi che mancano. «Tutto il lavoro della mia vita vale meno della stanza dove l’ho dipinto» tira le somme Alex a un certo punto.
Se piace il genere, vale la pena di rivedere “Le Week-End” di Roger Michell (2013) e “Mai così vicini” di Rob Reiner (2014), dove Diane Keaton incarnava suppergiù lo stesso personaggio e faceva le stesse mossette alle prese con un odioso Michael Douglas pronto a redimersi.

Michele Anselmi

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