IL SESSO DOPO I FIGLI: UNA COMMEDIA BIRICHINA SUL CALO DEL DESIDERIO

L’angolo di Michele Anselmi | Scritto per Cinemonitor

Il titolo anglofono “Crushed Lives”, suppergiù “vite schiacciate”, drammatizza e suona inutilmente fuorviante, oltre che di ardua pronuncia; ma il sottotitolo italiano spiega tutto: “Il sesso dopo i figli”. L’hanno scritto, prodotto, diretto e distribuito il 53enne Alessandro Colizzi e la 46enne Silvia Cossu, marito e moglie nella vita, genitori di due adolescenti, complici artistici sin dal loro esordio con “L’ospite”, del 1999. «Non c’è nulla di autobiografico. Io e Silvia non abbiamo questo problema, però tanti amici ci hanno tolto il saluto dopo averli osservati e interrogati sul famoso calo del desiderio» scherza il regista, sorridendo all’amatissima moglie. Ma sotto sotto forse non è così. C’è qualcosa di autobiografico, mischiato a confessioni raccolte tra gli amici.
Trattasi di commedia corale, a lungo meditata, girata in economia e indipendenza, senza usufruire di una distribuzione, confidando su un amabile patto di simpatia con gli interpreti, una dozzina, tutti bravi e spiritosi, i più noti dei quali sono Walter Leonardi, Nicoletta Romanoff, Bob Messini, Euridice Axen, Carmen Giardina. Alla base c’è un libro, sempre dei Colizzi, intitolato “Patatrac”, poi variamente rimaneggiato per trarne una storia irriverente, che sta tra lo sguardo malizioso e la riflessione socio-antropologica.
Quattro le coppie “indagate”, tutte quarantenni, in una sorta di spogliarello morale, con qualche nozione scientifica in stile “Rapporto Kinsey” e affondi birichini, per dirci con toni agrodolci quanto segue: «Che con l’arrivo di un figlio gli equilibri di una coppia siano messi a dura prova, è un fatto scontato. Che la stessa coppia riesca a trovare, nell’imprevista fase di caos, un nuovo equilibrio, non è scontato affatto». Insomma, almeno in materia di sesso, diventare genitori sarebbe una sorta di spartiacque, tra un “prima” e un “dopo”.
Nelle sale dal 25 giugno, il film, diviso in capitoletti tipo “L’idillio”, “La crisi”, “Abissi di frustrazione” eccetera, si articola su due livelli di finzione: c’è il documentario sul “sesso dopo i figli” che sta girando il protagonista Walter e le grottesche vicende amorose di quelle stesse coppie intervistate. Ne esce il ritratto di quarantenni benestanti, consapevoli, informati, ma «emotivamente sopraffatti» dagli eventi. Se è vero che tre orgasmi a settimana regalano dieci anni di vita, come sentiamo dire, è altrettanto vero che questi uomini e donne idealizzano e ripudiano il sesso allo stesso tempo: per noia, stress, incomunicabilità, rancori, distrazione. Salvo poi scoprirsi un po’ “fetish”, tra oggettini sfiziosi, sex-toys e vivaci escort spagnole…
«Dopo i 40 anni l’unica consolazione è che sei in buona compagnia», teorizza uno dei personaggi nell’epilogo che riunisce la compagnia proprio nella dimora campagnola dei Colizzi, alla presenza dei loro figli. Tutti finalmente sorridenti. Anche se una volta tornati a casa chissà se riusciranno a risvegliare davvero i sensi assopiti.

PS. Nel 2012 Fausto Brizzi realizzò su un tema simile, il calo del desiderio nelle coppie trenta-quarantenni, il mediocre “Com’è bello far l’amore”. Ma il progetto dei Colizzi girava da prima…

Michele Anselmi

Lascia un commento