Giovani si diventa. Il passato, il futuro, la nostalgia e il cinema

Noah Baumbach, delfino di Wes Anderson con cui ha collaborato alle sceneggiature di Le avventure acquatiche di Steve Zissou e di Fantastic Mr. Fox, torna alla regia con Giovani si diventa, ritrovando Ben Stiller ed Adam Driver, dopo averli già diretti, rispettivamente, in Greenberg e in Frances Ha. Cantore di famiglie disfunzionali e di intellettuali in piena crisi esistenziale, di uomini e donne che non accettano l’avanzare dell’età, attento entomologo dei rapporti tra componenti della classe borghese newyorkese che demistifica e prende in giro, Baumbach si è affermato alla regia nel 2005 con Il calamaro e la balena.

In questo nuovo film, il regista ritorna alle atmosfere a lui più congeniali: protagonisti della vicenda sono Josh e Cornelia. Lui è un regista di documentari in crisi creativa, lei una produttrice. I due saranno portati a rivalutare la propria età adulta dopo aver conosciuto i nuovi vicini di casa, una coppia di ventenni innamorata della vita. Dopo aver analizzato la difficoltà nell’affrontare la fine dell’adolescenza, Baumbach si spinge più avanti e si concentra sulla presa di coscienza di due quarantenni sull’avanzare dell’età. Il centro d’osservazione si sposta e si colloca in una zona liminale, quella che intercorre tra giovani e adulti, con tutte le differenze di sorta tra i due gruppi. I giovani, più liberi e svegli, orientati verso un recupero del passato con vinili e vhs, rappresentanti di una generazione che ruba e demistifica per creare. E gli adulti dallo sguardo nostalgico, gettati in un mondo tecnologico che non comprendono sufficientemente e che li allontana nei rapporti interpersonali. Schiacciati dai giudizi e dalle aspettative dei padri e dalla spinta sempre più opprimente dei giovani che scalpitano per prendere il loro posto, i due quarantenni di Baumbach si interrogano sulla vita e sulla loro crisi di mezza età. Oltre a mostrare tutte le idiosincrasie di questo rapporto tra due generazioni diverse, il regista costruisce un’interessante riflessione sul dualismo tra cinema di finzione e cinema del reale. Stiller è un autore di documentari e pretende di raggiungere la verità assoluta senza che essa venga intaccata da innesti finzionali. Driver, invece, mira alla creazione di una storia che venga narrativizzata da una serie di apporti soggettivi e “costruiti”. Su questo versante si scontrano le idee delle due generazioni fino alle considerazioni finali sul mezzo filmico.

Si ride in Giovani si diventa. L’ironia abbonda ma è permeata di una nostalgia nei confronti di un tempo che non esiste più e che può soltanto essere evocato in modo artificioso. Baumbach sembra dire alla sua età (e a se stesso), cui guarda con dolcezza, che non esiste nulla di più naturale che compiere il proprio percorso senza guardare indietro e accettare l’inevitabile scorrere del tempo evitando di demonizzare i più giovani che, un giorno, si troveranno ad affrontare esattamente le stesse paure della generazione precedente. Dal 9 luglio al cinema.

Matteo Marescalco

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